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La cura che manca alla giustizia civile

L'Editoriale|L’ALTRA RIFORMA

La cura che manca alla giustizia civile

In una legislatura che sembra ormai avviarsi verso la scadenza naturale, tra poco meno di un anno, rischia di esserci una grande dimenticata, la giustizia civile. Quanto almeno a interventi organici. Pochi giorni fa è stata definitivamente approvata la legge che rivede molti aspetti cruciali della giustizia penale. Sia sostanziale (la prescrizione, per esempi) sia procedurale. Un intervento che, anche per la pluralità e l’eterogeneità dei contenuti, si presta certo a molte critiche. Che peraltro non sono state risparmiate sulle colonne di questo giornale. E tuttavia si tratta di una proposta ambiziosa che prova a fornire soluzioni a temi sui quali da tempo operatori e forze politiche dibattono e si dibattono.

Nulla di simile per quanto riguarda la giustizia civile. La cambiale che il ministro della Giustizia Andrea Orlando ha portato all’incasso sembra riguardare in questa fase il solo settore penale. E pare troppo poco. Perché la giustizia penale è senza dubbio quella più mediaticamente attraente, ma in termini di competitività per le imprese e di impatto pratico sulla vita dei cittadini è sul civile che si misurano progressi e arretramenti.

Non che ogni anno sia necessaria una rivoluzione e il ministero in questa legislatura ha - anche meritoriamente - portato avanti temi e soluzioni che già avevano assunto una prima fisionomia. Due per tutti: la progressiva digitalizzazione del procedimento, che per molti versi, rappresenta il fiore all’occhiello della nostra amministrazione della giustizia e la definizione di un circuito alternativo a quello della “classica” giurisdizione, mettendo insieme un’esigenza più contingente, quella di alleggerire i carichi del lavoro dei tribunali, con una invece più culturale, il rafforzamento di una predisposizione alla composizione non conflittuale delle controversie, più in linea con quanto avviene in altri Paesi.

Tuttavia, se la politica è anche arte del compromesso, e non sempre al ribasso, tutto sommato ci sarebbe ancora tempo per affrontare ancora almeno due materie con misure di natura strutturale.

Il riferimento è (almeno) ai due disegni di legge in discussione al Senato, quello sulla riforma del Codice di procedura civile e quello di riscrittura dell’intera disciplina dell’insolvenza. Due provvedimenti che hanno già ricevuto il via libera della Camera e che, in questi mesi, sono stati ampiamente discussi. Non solo in Parlamento. Oltretutto messi a punto da commissioni ministeriali. Per le quali Orlando ha più volte ribadito di non volere ritagliare un ruolo di pura testimonianza come troppo spesso avvenuto in passato.

Entrambi potrebbero permettere di qualificare questo passaggio. I dati raccolti dal Sole 24 Ore del Lunedì testimoniano infatti di una situazione ancora difficile, anche se con segnali di miglioramento, correttamente rivendicati dal ministro Orlando.

Certo non va dimenticato che spesso la crisi della giustizia civile trova fondamento e spiegazione anche in specificità locali. Come bene ha dimostrato il lavoro di conoscenza fatto dal ministero per una fotografia aggiornata, dati alla mano, ufficio giudiziario per ufficio giudiziario, facendo emergere anche le responsabilità di chi guida gli uffici stessi e non riesce, magari a pieno organico sia di personale togato sia amministrativo, ad affrontare la situazione. Però servirebbe poter contare su una “cassetta degli attrezzi” adeguata. Questa volta senza se e senza ma.

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