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Esclusa dall’appalto l’azienda che non si dissocia dalla condotta…

CORTE UE

Esclusa dall’appalto l’azienda che non si dissocia dalla condotta delittuosa dell’ex ad

Un'impresa può essere esclusa da un appalto pubblico se non si è dissociata dalle condotte delittuose di un suo (ex) amministratore. È questa la risposta l'opinione dell'Avvocato generale sulla causa C-178/16 che attende la sentenza della Corte Ue.

I fatti. L'Impresa di Costruzioni Ing. E. Mantovani s.p.a., quale capogruppo di una costituenda associazione temporanea di imprese, è stata esclusa da una gara d'appalto pubblico indetta nel 2013 dalla Provincia autonoma di Bolzano per la costruzione e gestione della nuova Casa Circondariale di Bolzano. Il motivo? Non aver tempestivamente dichiarato che il proprio ex amministratore delegato era stato condannato con sentenza definitiva per reati fiscali e finanziari e per associazione a delinquere, violando così il dovere di leale collaborazione con la stazione appaltante.

La Mantovani ha prima fatto ricorso al Tar chiedendo un risarcimento che però è stato respinto. Ha quindi impugnato la sentenza davanti al Consiglio di Stato che ha deciso di sollevare davanti alla Corte di giustizia una questione pregiudiziale sulla compatibilità di tale norma con il diritto dell'Unione evidenziando che: la norma in questione attribuisce all'ente pubblico una discrezionalità di valutazione attraverso cui s'introducono, di fatto, a pena di esclusione dalla gara oneri informativi e dichiarativi relativi a vicende penali non ancora definite con sentenza irrevocabile.
Per l’Avvocato generale una norma come quella italiana è conforme a obiettivi d'interesse generale, essendo volta a garantire l'affidabilità, la diligenza, l'onestà professionale e la serietà dell'impresa che aspira a concludere un contratto con lo Stato o con un ente pubblico.

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