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Libretti di risparmio al portatore in «pensione»: ecco cosa deve…

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Libretti di risparmio al portatore in «pensione»: ecco cosa deve fare chi li ha

I libretti di risparmio vanno in pensione. O meglio, quelli al portatore, tra le più antiche forme di accumulazione di capitali, in genere modesti, da parte delle famiglie italiane, non potranno essere più essere emessi dal prossimo 4 luglio, sia dalle banche, sia dalle poste italiane. Chi è in possesso dei vecchi libretti, che non possono ad oggi avere un saldo superiore ai 1000 euro (ossia il deposito nominale deve avere e non superare in ogni momento i 999,99 di importo a disposizione, globale), dovrà recarsi in banca o alla posta entro e non oltre il 31 dicembre del 2018.

Da quel giorno in poi, i libretti residui in circolazione saranno “fuorilegge”: la presentazione tardiva comporterà una sanzione amministrativa, e si verrà invitati dall'emittente a ritirare tutta la somma ivi contenuta, che potrà essere poi versata su altro libretto al quale si dovrà dare un nome.

Il comma 12 del nuovo decreto antiriciclaggio completa il percorso già avviatosi con il decreto n. 231 del 2007 (comma 13), il quale aveva previsto una riduzione entro la soglia dei 1000 euro (che resta quella, nel silenzio del nuovo articolato) entro il 31 marzo 2012, probabilmente non del tutto completatasi ad oggi.

La motivazione è evidente, riconducibile al fatto che – quantomeno in teoria – il riciclaggio di denaro è più facile attraverso strumenti che possono essere trasferiti (proprio come il contante) senza necessità di annotazioni e atti formali, ed i libretti, come ogni titolo che sia al portatore, notoriamente si possono semplicemente “consegnare”, e per ciò stesso con questa modalità trasferire ad altro soggetto.

Per questo, il vecchio decreto aveva contemplato altresì la possibilità – che in questa versione risulta abolita – di trasferire i libretti della specie con apposita dichiarazione del titolare, che l'effettivo “portatore” avrebbe dovuto presentare allo sportello per operare sul titolo al posto dell'originario intestatario (nell'anagrafica della banca).

Va precisato che in realtà i libretti al portatore non si chiamano così perché non contengono il nominativo del titolare, ma più perché possono circolare come titoli “liberi”, ossia il titolare stesso può inviare chiunque a prelevare o versare sul conto di deposito. La limitazione ai fini antiriciclaggio era ed è allora d'obbligo.

Se si vorrà allora mantenere la forma giuridica del risparmio sotto forma di libretto, si dovrà intestarlo sì, sapendo che solo l'intestatario medesimo (perciò libretto “nominativo” ) potrà operarvi.

Con il divieto di trasferimento si pone comunque fine alla “portabilità” anche dei libretti esistenti: dal 4 luglio nemmeno con la certificazione dell'avvenuta consegna, e sempre nei limiti dei mille euro, un soggetto diverso da colui che lo ha acceso potrà presentarsi allo sportello a versare o prelevare. Giova però precisare che le banche e le poste non potranno rifiutarsi di far prelevare la somma decisa, o versare, a soggetto diverso dal titolare, ma avranno l'obbligo – ai sensi dell'articolo 51 del decreto – di comunicare gli estremi del soggetto e dell'operazione al ministero dell'Economia e delle Finanze, il quale avvierà procedura sanzionatoria verso l'esibitore e il titolare del libretto in parola.

“Chi è in possesso dei vecchi libretti, che non possono ad oggi avere un saldo superiore ai 1000 euro, dovrà recarsi in banca o alla posta entro e non oltre il 31 dicembre del 2018. Da quel giorno in poi, i libretti residui in circolazione saranno “fuorilegge”.”

 


Alternative? Poche. Il libretto nominativo, per chi è “affezionato” al vecchio titolo, oppure affidarsi ad altri strumenti al portatore. Ricordiamo che anche per i certificati di deposito bancari o postali le norme commentate conservano validità, quindi pure per essi la nominatività è obbligatoria.

Di fatto, allora, bisogna rappresentare a chi legge che dal prossimo 4 luglio presentarsi con un libretto al portatore per versare e prelevare somme che, nei limiti del saldo di euro 999,99 restano sul titolo, potrà essere consentito solo all'effettivo “titolare”, cioè colui che risulta nell'anagrafica della banca o dell'ufficio postale come l'originario cliente.

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