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Arrivano i fondi pensione europei: più concorrenza e meno costi

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Arrivano i fondi pensione europei: più concorrenza e meno costi

ROMA - La proposta di un regolamento Ue per dar vita a una nuova tipologia di prodotti pensionistici individuali denominati PEPP (Pan-european personal pension) offrirà più scelta ai lavoratori privi di un fondo negoziale perché abbasserà gli attuali costi di offerta da parte di banche e assicurazioni. “Ci saranno più alternative e in generale una maggiore offerta di mercato delle forme pensionistiche individuali, il cosiddetto terzo pilastro – spiega il presidente della Covip, Mario Padula -. I PEPP potranno aumentare la concorrenza in questo settore, e questa non può che essere una buona notizia”. I PEPP sono il frutto di una lunga elaborazione partita tre anni fa in Eiopa (l'Autorità europea delle assicurazioni e delle pensioni aziendali e professionali) su indicazione della Commissione nell'ambito del progetto per la realizzazione dell'Unione dei mercati dei capitali (CMU), e Covip ha partecipato fattivamente ai lavori delle task force tecniche.

Prodotto semplice, a portata di consumatore
Secondo gli annunci della Commissione i nuovi strumenti di risparmio previdenziale dovrebbero avere una struttura molto standardizzata e semplice, a portata di consumatore. Opzioni di investimento ben delineate e poche alternative, semplificazione dell'informazione agli iscritti, che potranno comparare tra offerte diverse e cambiare emittente ogni cinque anni. “Si tratta di caratteristiche assai simili ai nostri Pip o ai nostri fondi aperti – spiega Padula - il che significa che gli emittenti nazionali potranno competere con i concorrenti europei e penetrare mercati, dove gli schemi pensionistici personali a capitalizzazione hanno una diffusione più limitata”.

Le regole da allineare
Il nuovo prodotto potrebbe arrivare entro un anno e darà un bel daffare alle autorità nazionali come Covip: “L'introduzione dei PEPP – dice ancora Padula - renderà necessario qualche aggiustamento sul fronte della regolamentazione. Ad esempio, le norme di trasparenza sono in Italia piuttosto rigorose e con queste i PEPP posseduti da risparmiatori residenti in Italia ( o comunque commercializzati in Italia) dovrebbero confrontarsi, indipendentemente dal paese in cui i PEPP sono emessi”. C'è poi il profilo fiscale, che il Regolamento Ue non può toccare. La tassazione italiana sulla previdenza complementare è basata sul modello ETT, in base al quale i contributi non sono tassati mentre lo sono le rendite e le prestazioni, laddove in altri paese funziona lo schema EET: “ In questa prospettiva- spiega ancora Padula - la distribuzione di un prodotto pensionistico su base Europea renderà necessario uno sforzo sul fronte dell'armonizzazione dei diversi regimi fiscali anche tenendo conto delle raccomandazione europee”. Ma fatte tutte queste considerazioni l'arrivo dei PEPP offrirà una leva per stimolare nuove adesioni e far crescere gli investimenti in Europa. Attualmente, secondo dati Ocse, solo il 27% degli europei con età compresa tra i 25 e i 59 anni si è iscritto a un piano pensionistico.

Più peso dell'Ue nelle pensioni
“L'avvio dell'offerta dei PEPP” conferma Mauro Marè consigliere economico del ministro dell'Economia sui temi pensionistici “è sicuramente un fatto positivo perché allargherà l'offerta di prodotti pensionistici a capitalizzazione per i risparmiatori italiani e quindi inevitabilmente porterà maggiori possibilità di scelta, più concorrenza e una spinta alla riduzione dei costi – in Italia già relativamente bassi rispetto agli altri paesi europei”.
La prospettiva potrebbe essere quella di un ruolo crescente dell'Unione europea in materia di pensioni con la costruzione della capital market union. Marè ne è convinto: “Sì ci stiamo avviando lentamente verso un vero mercato unico europeo in materia di previdenza complementare che avrà evidenti vantaggi dimensionali, di scala, di comparabilità delle caratteristiche dei prodotti offerti. Certo avere un mercato unico, davvero però, costringerà Bruxelles e i vari paesi a uno sforzo ulteriore di armonizzazione e di sincronizzazione dei vari piani offerti. Ci sono ancora molte differenze in termini di costi, di qualità dei prodotti offerti, soprattutto di governance dei fondi e soprattutto di qualità delle prestazioni offerte e di garanzie – ci sono anche altri dettagli minori importanti, come ad esempio le modalità di un'uscita anticipata”.

Governance e regimi fiscali da armonizzare
L'arrivo dei PEPP, a oltre 15 anni dall'avvio dell'esperienza italiana della previdenza integrativa potrebbe valere, insomma, come occasione per una riforma del sistema. E' un tema che il governo ha chiarissimo, tanto e vero che nella legge per la concorrenza in dirittura di arrivo al Senato si prevede l'avvio di un tavolo dedicato proprio a questa riforma. Uno degli aspetti che merita particolare attenzione – dice ancora Mauro Marè, è quello della governance, ovvero il ruolo dei board dei fondi e il peso che gli iscritti potranno avere nella gestione dei prodotti e nella scelta del profilo di investimento, come anche quello delle informazioni offerte al momento della sottoscrizione e nella rendicontazione periodica. “Ma ci sono altri due fronti importanti – aggiunge l'economista - il primo è quello del trattamento fiscale che vede l'Italia applicare una formula diversa da quella prevalente nell'Ue (ETT anziché EET). Questo può avere effetti perversi rendendo conveniente per gli operatori italiani offrire questi piani negli altri paesi Ue e chiari svantaggi per il sistema italiano. Infine, il tema della vigilanza che in Italia è molto più stringente e severa rispetto a quella di alcuni altri paesi Ue”.

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