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Il Fisco vigila sui vantaggi dei «Pir»

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Il Fisco vigila sui vantaggi dei «Pir»

Gli aspetti fiscali hanno un ruolo chiave nella diffusione dei Pir, i Piani individuali di risparmio a lungo termine, perché i rendimenti non sono imponibili e gli strumenti finanziari contenuti nei Piani sono esenti da imposte di successione.

Le regole del «Pir»

Il Pir è un “contenitore” che può ospitare tutti gli strumenti finanziari del mercato retail e per fruire delle agevolazioni fiscali deve rispettare alcuni requisiti:

•la presenza di una determinata quota di investimenti in imprese italiane ed europee, anche di dimensioni medio piccole;

•essere costituito da persone fisiche;

•contenere somme o valori non eccedenti i 30mila euro in ciascun anno solare e complessivamente non oltre 150mila;

•essere detenuto per almeno cinque anni.

Il rapporto va aperto presso intermediari abilitati o imprese di assicurazione residenti, con stabile organizzazione o con nomina di un rappresentante fiscale in Italia.

La legge di Bilancio 2017 (legge 232/16, articolo 1, commi 100- 114) dispone un regime di esenzione fiscale per redditi di capitale e capital gain (artt. 44 e 67, c. 1, dalla lettera c-bis alla c-quinquies, Tuir) generati dagli strumenti finanziari inclusi nei Pir ed effettuati da persone fisiche al di fuori dell’esercizio dell’impresa commerciale. Restano invece escluse dai benefici le plusvalenze realizzate da cessione a titolo oneroso di partecipazioni qualificate (lettera c, comma 1, articolo 67).

Gli investimenti devono essere qualificati e, per almeno il 70% del valore complessivo, costituiti da strumenti finanziari, anche non negoziati in mercati regolamentati o sistemi multilaterali di negoziazione - tranne quelli emessi o stipulati dalle imprese immobiliari che sono esclusi - e in ogni caso purché risultino fiscalmente residenti in Italia, in Stati Ue o See. Inoltre, almeno il 30% di quel 70% (il 21% del valore complessivo) va investito in strumenti finanziari di imprese diverse da quelle inserite nell’indice Ftse Mib di Borsa italiana o in indici equivalenti di altri mercati regolamentati: quindi, aziende con minore capitalizzazione, come quelle quotate nei segmenti MidCap, Star e Aim.

Le quote vanno rispettate per almeno i ⅔ 2/3 dell’anno solare. Per diversificare il portafoglio e contenere il rischio, non si può investire più del 10% delle somme o valori del Piano in strumenti emessi o stipulati con lo stesso soggetto, o con altra società dello stesso gruppo, o in depositi o conti correnti. Sipuò però investire le somme del Pir anche in quote o azioni di Oicr, se rispettano i requisiti di territorialità e composizione del portafoglio.

Gli strumenti finanziari in cui è investito il Piano devono essere detenuti per almeno 5 anni; in caso contrario è previsto il recupero delle imposte non versate, applicando l’imposizione ordinaria con gli interessi, ma non le sanzioni. La legge di Bilancio 2017 (comma 112, articolo 1) stabilisce infine che ciascuna persona fisica non può aprire più di un Pir e che ogni Piano può avere un solo titolare.

Fisco e investimenti

Per completare il quadro, ricordiamo le regole di tassazione degli strumenti finanziari. Le plusvalenze da cessione a titolo oneroso di attività finanziarie relative a partecipazioni non qualificate (azioni e quote sociali, lettera c-bis, c. 1, art. 67 Tuir), realizzate da soggetti non imprenditori, sono imponibili per l’intero ammontare e soggette a imposta sostitutiva del 26 per cento. Sono partecipazioni qualificate quelle che rappresentano una percentuale di diritti di voto esercitabili nell’assemblea ordinaria superiore al 2 o al 20% ovvero una partecipazione al capitale o al patrimonio superiore al 5 o al 25%, in entrambi i casi, rispettivamente, a seconda che si tratti di titoli quotati in mercati regolamentati o meno; sotto tali limiti le partecipazioni si intendono non qualificate.

Conoscere i Pir: quanto costano i piani individuali di risparmio

Le plusvalenze sono costituite dalla differenza tra il corrispettivo percepito e il costo o il valore di acquisto assoggettato a tassazione, aumentato di ogni onere inerente alla loro produzione, compresa l’imposta di successione e donazione, ma con esclusione degli interessi passivi.

Peraltro, si possono compensare queste plusvalenze con le relative minusvalenze e anche con quelle di cui alle lettere c-ter) e c-quater) dell’articolo 67 Tuir. Se non c’è capienza, le minusvalenze eccedenti si possono riportare nei quattro periodi di imposta successivi, indicandole nel modello Redditi relativo al periodo d’imposta in cui si sono formate. L’imposizione sostitutiva del 26% su tali capital gain, ex articolo 67 del Tuir, può avvenire attraverso il regime della dichiarazione, del risparmio amministrato o del risparmio gestito.

Analogamente, i proventi finanziari di cui all’articolo 44 del Tuir (interessi su conti correnti, depositi, certificati di deposito, dividendi relativi a partecipazioni non qualificate eccetera) percepiti da persone fisiche residenti non imprenditori, sono generalmente soggetti alla medesima imposta sostitutiva del 26%, ma in tali casi il sostituto opera una ritenuta d’imposta alla fonte, quindi questi redditi non vanno indicati in dichiarazione né sono assoggettati a ulteriori imposte. Tra le eccezioni più frequenti alla ritenuta del 26%, segnaliamo: i proventi derivanti da titoli di Stato ed equiparati (buoni fruttiferi postali e titoli statali di Paesi white list), soggetti al 12,50%; gli utili da partecipazioni qualificate cui si applica un diverso trattamento fiscale e che vanno dichiarati dal percettore; i dividendi relativi a partecipazioni non qualificate, per le persone fisiche che hanno optato per le gestioni individuali di risparmio.

Ai fondi pensione si applica invece l’imposta sostitutiva del 20% sul risultato netto maturato in ciascun periodo d’imposta, salvo riduzione della base imponibile se il fondo investe in titoli di Stato o, più in generale, in attività finanziarie con un regime agevolato.

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