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Corte Ue, il prezzo del biglietto aereo va specificato voce per voce

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diritti dei consumatori

Corte Ue, il prezzo del biglietto aereo va specificato voce per voce

Le tariffe dei biglietti aerei vanno indicati in modo chiaro e dettagliato. Ciò significa che, per assicurare la massima trasparenza a tutela dei passeggeri, le compagnie devono indicare separatamente gli importi dovuti dai clienti per le tasse e i diritti aeroportuali, ma anche i costi legati a ogni supplemento. Lo ha stabilito la Corte di giustizia Ue con la sentenza depositata ieri nella causa C-290/16 (Air Berlin) con la quale gli eurogiudici hanno anche precisato che, al settore della prestazione dei servizi aerei, va applicata la normativa Ue che vieta le clausole abusive.

La questione pregiudiziale è stata sollevata dalla Corte federale di giustizia tedesca alle prese con una controversia tra la compagnia aerea Air Berlin e l'Unione federale delle centrali e associazioni di consumatori che aveva avviato un'azione inibitoria contro alcune pratiche relative all'indicazione dei prezzi sul sito internet del vettore. L'Unione dei consumatori aveva anche chiesto che fosse dichiarata nulla la clausola contrattuale in base alla quale, a titolo di spese di dossier, la compagnia poteva imporre al cliente il pagamento di 25 euro in caso di annullamento della prenotazione. Il Tribunale del Land di Berlino aveva dato ragione all'Unione dei consumatori e la vicenda è poi arrivata alla Corte federale che ha chiesto ai colleghi Ue alcuni chiarimenti sull'articolo 23 del regolamento n. 1008/2008 recante norme comuni per la prestazione dei servizi aerei nella Comunità.

Per i giudici di Lussemburgo, nell'interpretare le norme del regolamento è necessario non perdere di vista gli obblighi a tutela della parte debole ossia del passeggero. Di conseguenza, non può essere considerata compatibile con il diritto dell'Unione una pratica in base alla quale la compagnia non indica in modo chiaro i singoli costi, ma diffonde ai passeggeri unicamente il prezzo finale. L'articolo 23 invece, osserva la Corte, richiede che sia precisata la tariffa passeggeri e poi, con voci separate che confluiscono nel prezzo finale, le tasse, i diritti aeroportuali o altri supplementi. La tariffa finale, quindi, deve risultare come la somma del costo del biglietto e di tasse e supplementi. Chiarito che esiste l'obbligo di indicare tutti gli elementi costitutivi del prezzo finale per assicurare il pieno rispetto dei doveri di informazione e di trasparenza dei prezzi, la Corte Ue ha bocciato le prassi di diffusione di prezzi provvisori. Poco importa, infatti, che l'importo di alcuni diritti o supplementi come quelli di carburante «può essere noto con esattezza solo dopo che il volo è stato effettuato» perché il regolamento impone l'indicazione del prezzo complessivo con la ripartizione dei singoli costi.

Incompatibile con il diritto Ue anche la prassi del vettore che fattura spese amministrative forfettarie separate a carico dei clientiche non si presentano a un volo in classe economica o annullano la prenotazione. Sul punto la Corte di giustizia ha precisato che l'applicazione del regolamento n. 1008/2008 non blocca l'attuazione nel settore dei trasporti aerei della direttiva 93/13 sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori. E questo porta alla possibilità di dichiarare la nullità di una clausola come quella imposta dalla compagnia aerea, considerata punitiva per il consumatore.

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