Norme & Tributi

Consulta: ok alla tenuità del fatto ma correggere le sproporzioni

CORTE COSTITUZIONALE

Consulta: ok alla tenuità del fatto ma correggere le sproporzioni

La Corte costituzionale “salva” la tenuità del fatto introdotta nel 2015, ma individua nella norma delle sproporzioni, invitando il legislatore a superarle. Questo in sintesi il contenuto di una sentenza, la n. 207 depositata oggi, che ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità sollevate dal tribunale di Nola nell'ambito di un processo penale nei confronti di una persona imputata di vendita di prodotti contraffatti - nello specifico, astucci con marchi falsi - e di ricettazione. Reato, quest'ultimo, per il quale il codice penale prevede la pena fino a 6 anni se il fatto non è grave.

La misura sulla tenuità del fatto, introdotta nel marzo di due anni fa, consente per reati considerati minori, con pena non superiore nel massimo a 5 anni, l'archiviazione del giudice evitando un più lungo iter processuale. Per il reato di ricettazione, quindi, non è applicabile. Il tribunale di Nola ha chiesto alla Consulta di accertare se il limite dei 5 anni sia legittimo, ritenendo che possa produrre delle disparità di trattamento, sostenendo che potrebbero essere giudicate non punibili condotte sanzionate con pene massime non superiori a 5 anni, ma in concreto di offensività maggiore rispetto alla ricettazione.

La Consulta ha giudicato infondate le questioni poste e nella sentenza redatta dal giudice Giorgio Lattanzi, dichiara che il limite dei 5 anni «non può considerarsi, né irragionevole, né arbitrario». Sussistono però delle sproporzioni: per la ricettazione di particolare tenuità, si va da una pena minima di 15 giorni fino ad un massimo di 6 anni di reclusione e «non può non rilevarsi l'anomalia», afferma la sentenza. Bisognerebbe quindi «prevedersi anche una pena minima, al di sotto della quale i fatti possano comunque essere considerati di particolare tenuità». «Di tali interventi però, una volta che ne sia stata rilevata l'esigenza, non può non farsi carico il legislatore».

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