Norme & Tributi

Nuova Equitalia nelle mani del Tar

l’ordinanza del consiglio di stato

Nuova Equitalia nelle mani del Tar

(Fotogramma)
(Fotogramma)

A decidere le sorti della riforma che ha cancellato Equitalia per creare l’agenzia delle Entrate-Riscossione sarà il Tar Lazio, e dovrà farlo in fretta; sullo snodo fondamentale, che ha fatto transitare nel nuovo soggetto i dipendenti e i dirigenti di Equitalia, pesa però un’incognita costituzionale, legata al fatto che di regola «agli impieghi nelle pubbliche amministrazioni si accede mediante concorso» (articolo 97 della Costituzione).

Si può riassumere così l’attesa ordinanza (la n.3213/2017) con cui il Consiglio di Stato si è pronunciato sul ricorso presentato da Dirpubblica, uno dei sindacati dei dirigenti del pubblico impiego. Ordinanza attesa ma non decisiva, perché i giudici amministrativi non hanno concesso la sospensiva chiesta nell’appello cautelare: difficile, del resto, “sospendere” un fatto già accaduto, dal momento che il 1° luglio è passato, Equitalia ha abbassato le saracinesche ed è nata l’agenzia delle Entrate-Riscossione.

Bisogna considerare «l’evidente rilievo pubblico della controversia, che investe l’esercizio di una funzione essenziale per lo Stato», come spiega l’ordinanza: fermare con una bordata chi raccoglie le tasse degli italiani non si può, insomma, ma bisogna decidere in fretta sulla legittimità di tutta l’operazione. In ogni caso nessun effetto, per esempio, sulle procedure, tanto per fare un esempio di grande attualòità, di rottamazione dei ruoli per cui si dovrà versare la prima rata entro il 31 luglio.

A farlo, in tempi possibilmente rapidi, dovrà essere una sentenza di merito, che però trova nella nuova ordinanza qualche “suggerimento”. Il Consiglio di Stato, in particolare, cita due sentenze con cui la Corte costituzionale ha ribadito il principio del concorso pubblico. La prima è ben nota agli uffici dell’amministrazione finanziaria, perché si tratta della sentenza 37/2015 che ha dichiarato l’illegittimità delle proroghe ripetute in serie per gli incarichi dirigenziali dei funzionari delle Entrate aprendo un contenzioso infinito fra tentativi di sanatoria e nuove bocciature amministrative. La seconda (sentenza 248/2016) è meno celebre, perché ha cancellato una leggina con cui nel 2009 la Calabria ha provato a far entrare nei ranghi regionali i dipendenti di una disciolta «Associazione di divulgazione agricola». A contare, come sempre nella giurisprudenza costituzionale, non è però il caso ma il principio, e in particolare il fatto che secondo la Consulta «la regola costituzionale della necessità del pubblico concorso per l’accesso alle pubbliche amministrazioni va rispettata anche da parte di disposizioni che regolano il passaggio da soggetti privati ad enti pubblici».

Qui sta il punto, che oltre al passaggio dei circa 80 dirigenti di Equitalia investe anche il “trasferimento” all’Agenzia dei 7.600 dipendenti della vecchia società di riscossione. La natura privatistica di Equitalia, Spa 51% delle Entrate e al 49% dell’Inps, è indubbia, gli avvocati discutono sull’obbligo di concorso per la nuova destinazione. L’agenzia delle Entrate-Riscossione, infatti, è un ente pubblico economico, e come tale potrebbe uscire dalle maglie dell’obbligo di concorso: ma la questione è quantomeno discussa. Lo stesso Consiglio di Stato, nella sentenza 820/2014, ha stabilito l’obbligo di procedure selettive nelle aziende speciali, che sono appunto enti pubblici economici.

Il dossier torna comunque in mano al Tar, ma un dato è certo. Se il Tar accoglierà il “suggerimento” rilanciando la palla alla Consulta, per la risposta definitiva i tempi non saranno brevi. Nell’attesa, si infiamma la polemica sindacale, con le segreterie nazionali della Fabi (bancari) e delle sigle di settore di Cgil, Cisl e Uil che annunciano l’intenzione di mettere in campo «ogni iniziativa per contrastare la posizione di Dirpubblica».

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