Norme & Tributi

Solo una legge può fissare i criteri di esenzione Imu

fisco e costituzione

Solo una legge può fissare i criteri di esenzione Imu

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Con tre distinte ordinanze (Gazzetta Ufficiale – prima serie speciale - numero 34 del 24 agosto 2016 e numero 37 del 14 settembre 2016), il Tar Lazio ha dichiarato non manifestamente infondata, in relazione all’articolo 23 della Costituzione, la questione di legittimità costituzionale dell’articolo 1 del decreto legge 4/2015, nella parte in cui alle lettere a) e b), prevede l’esenzione dall’Imu agricola per i terreni ubicati nei comuni classificati totalmente montani o parzialmente montani (in tal caso, ove posseduti e condotti da coltivatori diretti e da imprenditori agricoli professionali) nell’elenco dei comuni italiani predisposto dall’Istat.

I rilievi del Tar Lazio
Il Collegio ha ritenuto di sollevare d’ufficio la questione di legittimità costituzionale attesa la sua rilevanza: la complessiva definizione delle controversie all’esame del Tar Lazio discende inevitabilmente dalla risoluzione della questione di legittimità costituzionale della norma nella parte in cui determina che l’esenzione dall’Imu per i terreni agricoli situati in ogni singolo Comune discende dalla classificazione del grado di montanità dei Comuni stessi contenuta nell’elenco predisposto dall’Istat.

La problematica di maggior rilievo con riguardo alla violazione del parametro costituzionale di cui all’articolo 23 della Costituzione, quindi alla riserva relativa di legge, rende necessario individuare il contenuto minimo che la legge deve avere nel disciplinare la fattispecie tributaria.

È elemento ineliminabile la specificazione del presupposto di fatto fonte dell’obbligazione tributaria.

Nel caso di specie, osserva correttamente il giudice remittente, il presupposto di fatto fonte dell’esenzione tributaria è demandato a una classificazione del grado di montanità dei Comuni contenuta in un atto amministrativo non predisposto nell’attuazione vincolata di criteri prefissati da una norma di legge, ma frutto di discrezionalità dell’amministrazione che redige l’elenco o, eventualmente, di altra amministrazione che abbia il potere di incidere sui criteri di formazione dello stesso.

Secondo il Tar Lazio, «la questione di compatibilità costituzionale della norma riguarda proprio l’assenza di criteri utili a definire il grado di montanità - che in materia coperta da riserva di legge dovrebbero essere necessariamente presenti».

La giurisprudenza costituzionale è costante (si vedano le pronunce 60/2011 e 123/2010) nell’affermare che le norme di agevolazione tributaria sono anch’esse, al pari delle norme impositive, sottoposte alla riserva di legge: i profili fondamentali della disciplina agevolativa, così come di quella impositiva, devono essere regolati direttamente dalla fonte normativa primaria. Tale esigenza non è soddisfatta nel caso in oggetto.

La situazione precedente
L’articolo 1 del Dl 4/2015 prevede, a decorrere dal 2015, l’applicazione dell’esenzione Imu ai terreni agricoli e a quelli non coltivati ubicati nei comuni classificati totalmente montani da un elenco elenco Istat; ai terreni agricoli e a quelli non coltivati posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali ubicati nei comuni classificati parzialmente montani sempre dallo stesso elenco Istat.

Il presupposto di fatto per l’applicazione dell’agevolazione e, di converso, per l’applicazione dell’imposta, deriva da una variabile esterna alla legge, la classificazione Istat dei singoli Comuni.

Se il potere esercitato nella predisposizione dell’elenco non è vincolato, ma è espressione di discrezionalità amministrativa, il presupposto di fatto dell’agevolazione e, di contro, dell’imposizione non può ritenersi stabilito dalla legge.

Siamo in presenza, perciò, di una chiara violazione dell’articolo 23 della Costituzione

Durante la vigenza dell’articolo 1 della legge 991/1952, l’elenco dei comuni montani era vincolato alla norma. Poi, volta abrogata tale disposizione dalla legge 142/1990, i parametri per la formazione dell’elenco sono divenuti discrezionali.

Entrando in vigore il decreto legge 4/2015, il criterio di esenzione dell’Imu agricola risulta basato sulla classificazione Istat determinata in modo volontario: una volta abrogate le norme del 1952 che dettavano i parametri per la redazione dell’elenco, l’eventuale riferimento agli stessi parametri da parte dell’amministrazione competente costituisce una determinazione discrezionale e non più vincolata dalla norma di legge.

Come ben evidenziato dal giudice remittente, l’interesse dei ricorrenti nel caso specifico è ben delineato: si tratta dell’aspirazione a mantenere lo status quo ante rispetto al Dl 4/2015, attraverso l’inclusione tra i Comuni esenti che eviterebbe di sostituire a un’entrata certa, quale quella derivante dal finanziamento a carico del fondo di solidarietà comunale, un’entrata presunta e più difficile da realizzare immediatamente e per intero, oltre che più onerosa per i proprietari dei terreni agricoli stanziati sui territori comunali non più esentati dal pagamento dell’imposta, quale gettito derivante dal pagamento dell’Imu agricola.

Tale aspirazione sembra poter trovare riscontro all’esito della riscontrata violazione del parametro costituzionale dell’articolo 23 della Costituzione, visto il sopravvenuto venir meno (sfuggito all’esecutivo-legislatore del 2015) della legge che avrebbe potuto costituire la base dell’elencazione Istat.

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