Norme & Tributi

Liti solo contro Equitalia non sanabili

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Liti solo contro Equitalia non sanabili

(Agf)
(Agf)

Disco rosso alla definizione agevolata delle liti proposte contro l’agente della riscossione, a meno che non vi sia già stato l’intervento delle Entrate. La circolare n. 22 dell’Agenzia conferma la linea dura nella interpretazione della disciplina di cui all’articolo 11 del decreto legge 50/2017.

Ai sensi dell’articolo 11 rientrano nella definizione agevolata le liti tributarie di cui è parte l’agenzia delle Entrate. Si tratta di una precisa limitazione soggettiva dell’ambito di applicazione della norma che ha posto da subito agli operatori il problema della sanatoria dei ricorsi proposti avverso il solo agente della riscossione.

Con orientamento consolidato, la Corte di cassazione ha affermato che nelle controversie in cui il contribuente eccepisce motivi che attengono all’an o al quantum del credito erariale la legittimazione passiva dell’agenzia delle Entrate (l’ente creditore) non può mai essere negata (si vedano le Sezioni unite n. 16412/07). Per fare un esempio, dunque, se il soggetto passivo propone ricorso avverso una iscrizione a ruolo emessa ai sensi dell’articolo 36-bis del Dpr 600/73, rilevando l’omessa motivazione della cartella di pagamento, è corretto notificare lo stesso all’agenzia delle Entrate. Il medesimo orientamento di Cassazione, tuttavia, ha altresì precisato che laddove il contribuente abbia notificato il ricorso solo nei riguardi dell’agente della riscossione l’impugnativa non può mai ritenersi inammissibile. Qualora l’ente addetto alla riscossione rilevi la presenza di motivi di ricorso che non afferiscono alla sua sfera di operatività istituzionale lo stesso deve chiedere al giudice la chiamata in causa dell’agenzia delle Entrate, ai sensi dell’articolo 39 del Dlgs 112/99. Se non lo fa, risponde delle conseguenze.

Alla luce di tale costante indirizzo giurisprudenziale, dunque, è sempre ammissibile il ricorso proposto solo contro l’agente della riscossione, anche in presenza di motivi che involgano la debenza del credito erariale. Al più, per l’appunto, si assisterà all’integrazione del contraddittorio disposta dal giudice con l’intervento in giudizio dell’amministrazione finanziaria. Tornando alla definizione delle liti pendenti, dunque, è sorto il dubbio sulla possibilità di includere nella sanatoria le liti promosse solo avverso Equitalia.

Qualora si ritenga che il richiamo normativo all’agenzia delle Entrate sia riferito alla qualifica della stessa come parte sostanziale del rapporto dedotto in giudizio, allora risulterebbe definibile la generalità delle controversie in esame. Non vi è dubbio infatti che nelle liti aventi ad oggetto tributi gestiti dal Fisco, le Entrate, in quanto ente creditore, sono sempre parte sostanziale del rapporto in discussione. Se invece si ritiene che il richiamo di legge sia riferito alla parte processuale della lite pendente, allora la risposta è negativa.

La circolare n. 22 ha optato per quest’ultima soluzione. Ne consegue che, in linea di principio, non possono accedere alla procedura le controversie proposte solo avverso Equitalia. La stessa circolare tuttavia precisa ulteriormente che qualora vi sia già stata la chiamata in giudizio o l’intervento volontario delle Entrate, allora la definizione è ammessa. Nulla viene detto in ordine alla data in cui il coinvolgimento delle Entrate deve essersi verificato. Ragioni di carattere sistematico inducono a ritenere che l’intervento dell’Agenzia, vuoi per effetto della chiamata del giudice vuoi su base volontaria, dovrebbe essersi realizzato al 24 aprile 2017. È a tale data dunque che deve essere fotografata la situazione processuale ai fini dell’accesso alla sanatoria. Si ritiene, inoltre, che qualora vi sia stata la chiamata in giudizio per ordine del giudice la definizione è ammessa anche se l’Agenzia non si fosse ancora costituita in giudizio.

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