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Spotify corregge la formula di abbonamento e fa pace con l’Antitrust

Chiusa l’istruttoria

Spotify corregge la formula di abbonamento e fa pace con l’Antitrust

(Reuters)
(Reuters)

Spotify pronta a correggere le frasi pubblicate sul proprio sito e relative alle modalità di abbonamento ai servizi Premium e Premium for family. Si chiude così, senza sanzioni, il procedimento avviato dall’Antitrust nei confronti della società che fornisce il servizio di streaming musicale. L’Authority aveva avviato un procedimento istruttorio perché Spotify non forniva un’informazione «chiara e comprensibile in merito al fatto che, azionando, il pulsante di attivazione, presente nella pagina web disponibile per ogni servizio, il consumatore starebbe inoltrando un ordine di acquisto, con cui si vincolerebbe contrattualmente da quel preciso istante».

Secondo l’Antitrust le frasi «Inizia il periodo di prova e paga dopo 30 giorni» (riportata sul pulsante del servizio Premium mensile), «Avvia il mio Spotify Premium» (riportata sul pulsante Premium annuale) e «Avvia Premium for Family» (riportata sul pulsante Premium for Family) non garatiscono chiarezza e comprensibilità del significato che per il consumatore implicherebbe l’azionamento di quel determinato pulsante. In sostanza, secondo l’Autorità, è necessario esplicitare l’obbligo di pagamento.

A seguito dell’istruttoria Spotify ha presentato una proposta di impegni lo scorso 3 maggio, integrandola poi il 1° giugno. In sostanza, la società ha inviato all’Antitrust una serie di proposte di modifica delle formulazioni riportate sul sito. Nel dettaglio, Spotify ha proposto di modificare la formulazione riportata sul pulsante presente nella pagina di check-out di ciascuno dei servizi, sia presenti che futuri, adottando la locuzione «Acquista» (es. Acquista
Spotify Premium) o le formulazioni «Procedi all'acquisto», «Ordina e paga», «Paga». In più, il nuovo titolo della pagina di check out sarà «Inizia il periodo di prova e paga dopo [x, ovvero la durata della prova] giorni», nel caso in cui alcuni dei servizi siano offerti con un periodo di prova iniziale senza costi aggiuntivi.

Secondo l’Autorità gli impegni proposti da Spotify sono «idonei a sanare i possibili profili di illegittimità della condotta contestata» in quanto rendono «chiare ed esplicite al consumatore le conseguenze dell'azionamento del pulsante, ovvero l’acquisto del servizio prescelto e l’impegno a pagare l'importo previsto, ed eliminano l’incertezza circa la conclusione del contratto determinata dal riferimento a un periodo di prova indicato sul pulsante o nelle sue immediate vicinanze».

Con questa motivazione, quindi, l’Antitrust ha deciso di chiudere il procedimento senza accertare l’infrazione. Spotify avrà 60 giorni dalla data di notifica della delibera (pubblicata sul Bollettino n. 32 del 21 agosto) per adeguare le frasi sul sito internet.

La soluzione non convince l’Unione nazionale consumatori: «È scandaloso che si chiudano questi procedimenti con dei semplici impegni, vista la gravità dei fatti accertati. Spotify è stata graziata!» afferma infatti il presidente Massimiliano Dona. Secondo Dona Spotify avrebbe «acquisito nuovi clienti in modo poco chiaro, giocando anche sulla ben nota tecnica della cosiddetta 'prova gratuita'» e andava quindi sanzionata. «Se vogliamo che in Italia decolli finalmente l’e-commerce - spiega Dona - è importante che le procedure di acquisto siano sempre più chiare e comprensibili e che, quando il consumatore aziona un pulsante di attivazione sia reso perfettamente consapevole del fatto che sta inoltrando un ordine di acquisto, con cui si vincola contrattualmente. Per questo bisognerebbe sempre considerare che le sanzioni dell'Antitrust sono importanti, anche perché fungono da deterrente per tutte le big company del web. Purtroppo non è la prima volta che l'Antitrust si dimostra morbida con gli attori del commercio elettronico».

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