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Illecito del promotore, responsabilità ampia per l’intermediario

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Illecito del promotore, responsabilità ampia per l’intermediario

La società di intermediazione finanziaria risponde dell’illecito commesso in danno di terzi dal suo promotore se sussiste una correlazione tra l’illecito e il conferimento dell’incarico di promuovere affari. È sufficiente, cioè, che il professionista abbia commesso l’illecito agendo in qualità di promotore. Lo puntualizza la Corte d’appello di Napoli, con la sentenza 2541 dell’11 maggio scorso (presidente Sensale, estensore Marinaro).

Apre il caso la decisione di due coniugi di citare in giudizio intermediario e promotore finanziario per chiedere la loro condanna a pagare alcune somme versate al promotore ma mai investite. Mentre il promotore resta contumace, la banca si difende sostenendo che il professionista aveva agito extra mandato e che mancava il rapporto di «occasionalità necessaria» richiesto dalla Cassazione per riconoscere la responsabilità della banca per l’illecito del promotore.

La difesa dell’intermediario è però respinta sia in primo grado, sia in appello. I giudici affermano infatti che «risulta incontestato» che il promotore non aveva agito al di fuori dei compiti affidati ma come «private banker»; né rileva nel qualificare il rapporto con il promotore il fatto che le somme a lui affidate costituissero la porzione non dichiarata del prezzo di una vendita immobiliare.

La Corte d’appello respinge anche la tesi per cui mancherebbe il rapporto di «occasionalità necessaria». Questo perché la società di intermediazione finanziaria - si legge nella sentenza - deve rispondere dell’illecito compiuto in danno di terzi dal suo promotore tutte le volte che questi lo abbia commesso in tale veste. Il nesso di «occasionalità necessaria» - sufficiente a far scattare la responsabilità dell’intermediario - ricorre infatti se c’è una correlazione «tra l’illecito e il conferimento dell’incarico di promuovere affari».

E la circostanza che il cliente abbia consegnato al promotore somme con modalità difformi da quelle che sarebbe stato legittimato a ricevere non interrompe, in caso d’indebita appropriazione da parte del promotore, il nesso di causalità tra lo svolgimento della sua attività e la consumazione dell’illecito, così come non interrompe la corresponsabilità solidale dell’intermediario (Cassazione, sentenza 25442/2015).

Si tratta, in altre parole, di una sorta di responsabilità oggettiva per il fatto illecito commesso dal promotore finanziario, posta a carico – come «rischio d’impresa» e, quindi, indipendente da indagini sulla colpa o sul dolo del preponente – di chi conferisca servizi d’investimento (Cassazione, sentenza 20588/04). L’importante è che l’incarico svolto dal promotore abbia determinato una situazione tale da rendere possibile, o agevolare, il fatto illecito. Ciò anche se il promotore abbia esorbitato il limite delle mansioni o incombenze affidategli o abbia violato gli ordini ricevuti, purché abbia agito nell’ambito delle sue funzioni, secondo quel «nesso di occasionalità necessaria», sussistente qualora la condotta dell’agente appaia strumentalmente connessa con l’attività oggetto di mandato (Cassazione, sentenza 6756/01).

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