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Indennizzi per la violazione dei diritti umani, crollo delle multe…

corte europea dei diritti dell’uomo

Indennizzi per la violazione dei diritti umani, crollo delle multe all’Italia: da 77 a 16 milioni

(Reuters)
(Reuters)

Un deciso cambio di rotta che ha portato a una netta diminuzione dell’importo degli indennizzi che l’Italia è tenuta a versare alle vittime di violazioni della Convenzione europea dei diritti dell’uomo commesse a livello nazionale e accertate da Strasburgo. Dai 77 milioni di euro versati nel 2015, l’Italia è scesa a quasi 16 milioni nel 2016 (erano poco più di 5 nel 2014). Un dato positivo, quello che risulta dalla relazione annuale sull’esecuzione delle pronunce della Corte europea dei diritti dell’uomo nei confronti dell’Italia presentata il 1° settembre 2017, con riferimento al 2016, dal Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi della Presidenza del Consiglio dei ministri.

L’Italia ha visto anche una diminuzione dei ricorsi pendenti scendendo dal quarto al sesto posto e, per quanto riguarda le sentenze, Roma migliora di ben 5 posizioni la situazione in classifica: 15 le sentenze di condanna che portano fuori l’Italia dalla classifica dei primi dieci Stati con il maggior numero di condanne. Dato positivo, l’indice di ricambio superiore al 93%: in pratica, i procedimenti chiusi sono stati 2.730, un numero di gran lunga superiore rispetto ai nuovi ricorsi assegnati a una formazione giudiziaria (1.409). Questo - si legge nella relazione - vuol dire che il volume dei ricorsi pendenti è pari a 6.180 casi, con un decremento del 18,33% rispetto al 2015 (7.567), anno che già aveva portato a un abbattimento del contenzioso pendente del 50% rispetto al 2014 (14.400 ricorsi pendenti).

È sottolineato, inoltre, che la maggior parte dei casi pendenti riguarda l’eccessiva durata dei procedimenti, situazione che dovrebbe migliorare con la piena esecutività del nuovo piano di azione “Pinto 2”.
Preoccupazioni arrivano, però, dalla sentenza Olivieri e altri contro Italia del 22 febbraio 2016 con la quale la Corte ha considerato inefficace il «rimedio indennitario subordinato alla condizione di ricevibilità dell’istanza di prelievo, nel processo amministrativo». Questo sistema è stato bocciato dalla Corte europea che lo ha considerato un meccanismo che ostacola l’accesso alla procedura Pinto: questo potrebbe aprire un nuovo filone di ricorsi seriali alla Corte. Per evitare, invece, nuove condanne, dopo quella Cestaro, per violazioni dell’articolo 3 sul divieto di tortura e di trattamenti disumani e degradanti, l’Italia ha avviato contatti con numerosi ricorrenti per i fatti del G8 di Genova per arrivare a regolamenti amichevoli.
Per le questioni relative al diritto di rivalsa, il 2016 è stato un anno record. Dopo la modifica, con legge n. 208/2015, del comma 9-bis dell’articolo 43 della legge n. 234/2012 e l’adozione di due accordi con i quali sono stati fissati i criteri per la rateizzazione del debito a vantaggio degli enti territoriali, le azioni di rivalsa attivate dal Ministero dell’economia sono state, nel 2016, ben 65, a fronte del numero complessivo di 135 dal 2009 ad oggi.
Sul piano dell’esecuzione delle sentenze, il 2016 è stato, per il sistema di Strasburgo, in generale, un anno positivo per i casi chiusi: sono stati 2.066 contro i 1.537 nel 2015. Dati positivi anche per l’Italia: da 2.421 sentenze sottoposte a supervisione del Comitato dei Ministri nel 2015 si è scesi, nel 2016, a 2.350.
Per quanto riguarda i ricorsi pendenti di più grande rilievo sono segnalati il caso Berlusconi relativo alla legge Severino in materia di incandidabilità; il ricorso Sallusti sulla previsione del carcere per i giornalisti in caso di diffamazione; i ricorsi sul danno all’ambiente e alla salute relativi all’Ilva, nonché il ricorso di Amanda Knox per le limitazioni del diritto di difesa.

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