Norme & Tributi

«Ape rete di protezione, va allargata per donne e pensione…

Lavoro e Previdenza

«Ape rete di protezione, va allargata per donne e pensione integrativa»

«Con l’approvazione dell’Ape volontaria e la legge di bilancio completiamo un disegno che arriva dal precedente governo e ha questo scopo: nel momento in cui l’età pensionabile verrà alzata a 67 anni, noi avremo costruito una rete di protezione per i lavoratori che consenta a chi lo voglia di andare in pensione a 63 anni. Pochi lavoratori restano oggi fuori dalla possibilità di attivare questa rete di protezione, per esempio le donne che non abbiano almeno 30 anni di contributi. Soprattutto per loro e per quei lavoratori che abbiano una pensione integrativa, la prossima legge di bilancio prevederà misure e incentivi che allarghino ulteriormente questa rete di protezione».

Marco Leonardi, coordinatore del team economico di Palazzo Chigi, spiega il senso del lavoro che il governo sta facendo in materia pensionistica, ricordando che il governo lavora «dentro» questo disegno «pienamente sostenibile sul piano finanziario» mentre delle proposte che «divergono» da questo disegno Leonardi non vuole parlare. Al momento, quindi, le due norme candidate a entrare nella legge di bilancio prevedono uno sconto contributivo per le donne (soprattutto se madri) che vogliano accedere all’Ape e incentivi fiscali per i lavoratori che si trovino in casi di ristrutturazione aziendale e vogliano utilizzare la pensione integrativa o il Tfr per accedere all’Ape attraverso la Rita, la rendita temporanea integrativa anticipata.

Professor Leonardi, ci spiega queste due norme? Partiamo da quella per le donne.

Le donne non hanno facilità di accesso all’Ape social perché in molti casi non riescono a maturare i 30 anni di contributi necessari per l’Anticipo pur avendo compiuto i 63 anni di età. Per questo motivo stiamo pensando a rendere più accessibile questo strumento.

L’idea resta quella di uno sconto contributivo per le donne?

Affronteremo questa questione nel prossimo incontro con i sindacati sulle pensioni. Una strada percorribile è quella di ridurre di almeno un paio d’anni il requisito contributivo tenendo però anche conto del numero di figli. L’obiettivo resta comunque quello di un rafforzamento dell’Ape.

Alla luce delle numerose domande già pervenute all’Inps è ipotizzabile un irrobustimento della dote prevista dall’ultima legge di bilancio?

Bisogna anzitutto vedere quante saranno le domande che a ottobre supereranno il monitoraggio dell’Inps e quante saranno le ulteriori richieste che arriveranno a fine anno. Se ci saranno risorse che risulteranno in eccesso, saranno utilizzate. Di tutto quello che è all’interno del perimetro dell’Ape si può discutere.

Un’estensione del raggio d’azione dell’Ape non è quindi escluso?

Il disegno avviato dal Governo Renzi e attuato dal Governo Gentiloni è di assicurare comunque una possibilità di uscita a chi non è in condizione di attendere il raggiungimento della soglia di vecchiaia, oggi a 66 anni e 7 mesi che potranno salire a 67 con l’adeguamento all’aspettativa di vita. E questa possibilità è ora offerta da Ape sociale, Ape volontaria e, per chi ha aderito alla previdenza complementare, dalla Rita.

E quale sarebbe la novità in cantiere sulla Rita?

Anzitutto va ricordato con l’entrata in vigore del Dpcm attuativo sull’Ape volontaria decolla operativamente anche la Rita. L’idea è potenziare la Rita chiamando in aiuto la previdenza complementare.

In che modo?

A chi ha 63 anni di età ed è coinvolto in una ristrutturazione aziendale se ha un incentivo esodo o il Tfr diamo la possibilità di averli detassati sempreché arrivino, attraverso la previdenza integrativa, alla Rita. La stessa Rita beneficia di una tassazione del 15%, sensibilmente più bassa rispetto a quella del trattamento di fine di rapporto.

Intanto sta partendo l’Ape volontaria.

In ottica flessibilità è un’opportunità importante per i lavoratori, anche perché per usufruirne non è necessario aver cessato il rapporto di lavoro, pertanto può essere utilizzata, ad esempio, anche per integrare il reddito di un “part time”.

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