Norme & Tributi

Contributi figurativi, l’Inps «richiama» sindacati e…

comunicazione dell’istituto

Contributi figurativi, l’Inps «richiama» sindacati e politica

Nel 2004 e nel 2005, con il messaggio 1251 e la circolare 45, l’Inps prendeva atto delle proroghe che la politica, tramite il Parlamento, si era concessa in relazione al termine entro cui presentare la domanda per chiedere l’accredito figurativo dei contributi per il periodo di svolgimento dell’incarico elettivo. Ieri, con il messaggio 3499/2017, l’istituto di previdenza, a seguito di quesiti ricevuti dalle sedi territoriali e di ricorsi, ha voluto ricordare le norme che regolano la contribuzione figurativa a beneficio di lavoratori in aspettativa per ricoprire funzioni pubbliche elettive e, soprattutto, cariche sindacali. Senza lasciare troppi margini di flessibilità. Un intervento, si fa sapere dall’Inps, che punta a favorire l’uniformità della prassi amministrativa e a ribadire a sindacati e lavoratori i comportamenti non conformi e in grado di determinare il rigetto della domanda. Rispetto a qualche anno fa, l’aria sembra dunque cambiata.

In primo luogo, l’Inps ricorda che la domanda di accredito dei contributi figurativi deve essere presentata per ogni anno di aspettativa entro il 30 settembre dell’anno successivo, a pena di decadenza. In passato i beneficiari di questa opportunità puntualmente se ne dimenticavano: da qui la riapertura straordinaria dei termini avvenuta nel 2004 e nel 2005, nonché una modifica alla normativa, introdotta nel 2003, per cui, in caso di cariche elettive che davano diritto a un vitalizio o a un aumento della pensione, era sufficiente presentare la domanda solo all’inizio dell’aspettativa, senza doverla ripetere. Ebbene, l’Inps oggi ricorda che, tranne quell’eccezione (peraltro i vitalizi dei politici sono stati pressoché aboliti), è ancora in vigore l’obbligo annuale di domanda.

Per quanto riguarda i sindacalisti, il versamento dell’eventuale contribuzione aggiuntiva (articolo 3, comma 5 del decreto legislativo 564/1996) non è sostitutiva dell’istanza. Particolare attenzione va riservata, inoltre, alla documentazione che attesta l’inizio dell’aspettativa. In base all’articolo 3 del decreto 564/1996 «i provvedimenti di collocamento in aspettativa non retribuita dei lavoratori chiamati a ricoprire funzioni pubbliche elettive o cariche sindacali sono efficaci, ai fini dell’accreditamento della contribuzione figurativa ... se assunti con atto scritto». Dunque, per la prova di collocamento in aspettativa non sono utili dichiarazioni ora per allora, e il provvedimento deve essere antecedente all’aspettativa. Inoltre se nella dichiarazione è stata indicata la fine dell’aspettativa, ma questa è stata prorogata, devono essere presentati i documenti perché, anche in questo caso, non valgono dichiarazioni ora per allora, a meno che il periodo di astensione sia stato concesso o prorogato a tempo indeterminato.

Nello specifico viene ricordato che l’aspettativa per cariche sindacali, ai fini della contribuzione figurativa, è valida dopo il periodo di prova previsto dai contratti collettivi e comunque dopo almeno sei mesi di lavoro effettivo. Questo per disincentivare le assunzioni che hanno «come esclusivo fine il collocamento in aspettativa del dipendente per il riconoscimento della contribuzione figurativa».

Sia per politici che sindacalisti viene infine ribadita la necessità della certificazione delle funzioni svolte dal lavoratore in aspettativa, contenente, tra l’altro, la data di inizio della carica se la stessa consente la maturazione del diritto a un vitalizio o aumento di pensione.

© Riproduzione riservata