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Intercettazioni, doppio «filtro»

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Intercettazioni, doppio «filtro»

Il nodo del ruolo della polizia giudiziaria. È questo uno degli aspetti più critici sui quali è oggi aperto il confronto sulla riforma della disciplina delle intercettazioni. Nulla di deciso per ora, come ha precisato ieri il ministero della Giustizia. Tuttavia esistono ipotesi di articolato che saranno discusse a partire dalla prossima settimana con pubblici ministeri, avvocati, giuristi, rappresentanze dei giornalisti. Abbandonata l’idea iniziale di Via Arenula di procedere all’istituzione di una commissione dedicata, come invece è stato fatto per un’altra delle deleghe chiave contenute nella legge di riforma del processo penale, quella sull’ordinamento penitenziario. Quanto ai tempi, di certo adesso il lavoro entra nel vivo, visto che il termine di scadenza è al 4 novembre.

Nelle bozze sinora circolate si staglia la modifica dell’articolo 268 del Codice di procedura penale, che regolamenta l’esecuzione e prevede che le comunicazioni intercettate sono registrate ed è redatto un verbale nel quale è trascritto anche in maniera sommaria il contenuto delle intercettazioni. La modifica in cantiere invece istituisce un divieto inedito, quello di trascrizione delle comunicazioni o conversazioni che non hanno rilevanza per l’indagine.

È vero poi che il pm in questi casi può comunque disporre la trascrizione quando la ritiene rilevante per fatti oggetto di prova, tuttavia in linea di fatto, nelle mani della polizia giudiziaria viene messo un potere discrezionale che è in queste ore oggetto di un dibattito intenso tra procure e ministero.

Nella stessa prospettiva di limitazione alla diffusione di intercettazioni irrilevanti, va poi letto anche l’altro divieto che potrebbe essere introdotto, relativo al contenuto integrale delle comunicazioni e conversazioni per ammettere soltanto un richiamo al loro contenuto. No quindi alla riproduzione dei virgolettati, spazio solo ai contenuti.

Il procedimento allo studio attraverso cui acquisire a processo le intercettazioni potrebbe prevedere poi alcune fasi precise: deposito delle intercettazioni, richiesta del pm al giudice di acquisire le conversazioni ritenute rilevanti ai fini di prova e un’udienza, fissata entro due giorni dalla presentazione della richiesta, per selezionare la documentazione. Difensori e pubblico ministero possono, fino al giorno dell’udienza, indicare le conversazioni captate che ritengono rilevanti, la cui acquisizione in dibattimento è disposta dal giudice, il quale procede, anche d’ufficio, a stralciare le registrazioni e i verbali di cui è vietata l’utilizzazione. Tutto quanto non viene acquisito, va restituito immediatamente al pm per la conservazione nell’archivio riservato ed è coperto da segreto.

Quest’ultimo, nella nuova versione dell’articolo 269 del Codice ipotizzata, è tenuto sotto la sorveglianza e direzione del Procuratore della Repubblica, con modalità tali da permettere la riservatezza dei contenuti che vi sono custoditi e la tracciabilità degli accessi, che saranno trascritti in un registro con indicazione della data e dell’ora iniziale e finale.

In aderenza con quanto previsto dalla delega potrebbe poi essere introdotto un nuovo reato per sanzionare «chiunque – si legge nelle bozze – al fine di recare danno all’altrui reputazione o immagine, diffonde con qualsiasi mezzo riprese audiovisive o registrazioni di conversazioni svolte in sua presenza o alle quali comunque partecipa, effettuate fraudolentemente, è punito con la reclusione fino a quattro anni».

Disciplinato poi, ed è la prima volta, l’uso dei trojan horses, virus informatici utilizzati per la raccolta di dati, che, in sintonia con la giurisprudenza della Cassazione e la delega, dovrebbe essere circoscritto ai reati più gravi tra cui mafia e terrorismo.

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