Norme & Tributi

Reati fiscali, stop al doppio binario

CORTE DI GIUSTIZIA ue

Reati fiscali, stop al doppio binario

Colpo di piccone al doppio binario, penale-amministrativo, nel contrasto al market abuse e ai reati tributari. Sono state depositate ieri le conclusioni dell’Avvocato generale della Corte Ue su tre casi che riguardano l’Italia. E la conclusione è sempre quella: la doppia repressione amministrativa e penale delle medesime condotte, priva di un meccanismo processuale per evitarla, non garantisce il rispetto del diritto al ne bis in idem (articolo 50 della Carta per i diritti fondamentali dell’Unione).

In uno dei casi, l’autorità giudiziaria si trova a dovere giudicare per il reato di omesso versamento dell’Iva, la medesima persona che già è stata colpita da una sanzione pecuniaria definitiva da parte dell’agenzia delle Entrate. Gli altri due casi riguardano fattispecie penali finanziarie e sono stati entrambi sollevati dalla Corte di cassazione. Nel primo, a essere coinvolto è Stefano Ricucci, colpito con una misura Consob di 5 milioni di euro, il parallelo procedimento penale si era invece chiuso con una condanna dopo patteggiamento a 3 anni di carcere, poi oggetto di indulto.

Infine, nel 2012, la Consob aveva applicato a due persone una sanzione amministrativa pecuniaria di 100mila euro per insider trading. Entrambi gli interessati, per i medesimi fatti contestati dalla Consob, avevano subìto dei procedimenti penali conclusi con assoluzione.

Situazioni diverse, ma un unico comune denominatore, la legittimità dell’esistenza di sanzioni sia penali sia amministrative per le stesse condotte a carico delle medesime persone.

L’Avvocato generale, nell’affrontare il tema tributario, sottolinea come in caso di doppio binario, le sanzioni amministrative sono ammissibili in aggiunta alla sanzione penale solo se esse stesse non hanno una sostanziale natura penale. Tocca ai giudici accertare se le sanzioni tributarie imposte dall’amministrazione finanziaria italiana sono in realtà di natura penale, incrinando il principio del ne bis in idem. E all’Avvocato generale pare in buona sostanza proprio di sì, visto che la normativa italiana non prevede il coordinamento tra procedimenti penali e amministrativi, non impone un vincolo di collaborazione alle autorità (giudiziaria e tributaria) per limitare gli aggravi per il singolo, non istituisce un sistema delle sanzioni, limitandosi stabilire che le sanzioni amministrative sono esigibili solo al termine della vicenda penale.

Nel procedimento Ricucci, l’Avvocato generale osserva che è la stessa Cassazione a sottolineare come sulla base dei criteri elaborati anche dalla giurisprudenza internazionale (criteri Engel) la sanzione inflitta da Consob ha natura penale. Così, per l’Avvocato generale «la deduzione più logica è che la norma italiana in tema di abuso di mercato consente la doppia repressione, amministrativa (ma sostanzialmente penale) e penale, della medesima condotta illecita, senza elaborare un chiaro meccanismo processuale inteso a evitare che l’autore dei fatti sia perseguito e sanzionato due volte. In tal modo, si verifica una violazione del diritto al ne bis in idem garantito dall’articolo 50 della Carta».

Sempre per quanto riguarda il settore degli abusi di mercato, l’Avvocato generale conclude, nell’ultimo caso, nel senso che è contrario al principio del ne bis in idem consentire la celebrazione di un procedimento amministrativo finalizzato a sanzionare gli autori di condotte illecite di traffico di informazioni privilegiate, quando una sentenza penale definitiva ha già dichiarato l'insussistenza di dette condotte.

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