Norme & Tributi

Società pubbliche, tre tappe per comunicare gli esuberi

riforma madia

Società pubbliche, tre tappe per comunicare gli esuberi

Comunicazione degli esuberi ai sindacati entro il 10 ottobre, alle Regioni entro fine ottobre e all’Anpal, l’agenzia nazionale per le Politiche attive, a metà novembre: il tutto, accompagnando i dati con le ragioni che hanno determinato l’«eccedenza» del lavoratore.

In vista del 30 settembre, diventato anche per le proroghe una sorta di «D-Day» per le partecipate, prendono forma le regole per gestire gli esuberi che dovrebbero essere determinati dai processi di razionalizzazione. Il decreto di Lavoro, Economia e Funzione pubblica, che con la sua pubblicazione determinerà anche il blocco fino al 30 giugno 2018 delle assunzioni libere nelle società controllate dalla Pa, dovrebbe essere domani al centro del confronto tecnico in Conferenza Stato-Città, in vista di un via libera atteso per il 21 settembre. Giusto in tempo, anche se in extremis, per accompagnare l’avvio operativo del taglia-partecipate scritto nella riforma Madia.

Proprio la gestione del personale in eccesso è stato finora il freno principale alle razionalizzazioni tentate negli ultimi anni. Secondo i decreti attuativi della delega Pa (Dlgs 175/2016, “corretto” dal Dlgs 100/2017) sono due le “fonti” di esuberi nella riforma. La più immediata è rappresentata dai parametri che impongono di liquidare o cedere le partecipazioni in società che non hanno raggiunto negli ultimi tre anni i 500mila euro di fatturato, hanno più amministratori che dipendenti o non operano in uno dei settori previsti dalle nuove regole; ma anche le società controllate destinate a restare operative hanno tempo fino al 30 settembre per effettuare una ricognizione del proprio personale e individuare «eventuali» esuberi da gestire con le nuove procedure.

Proprio per questa possibile doppia via di determinazione delle eccedenze, le regole in arrivo chiedono alle società pubbliche di «motivare» l’esubero, spiegando cioè se proviene dalla liquidazione delle partecipazioni che non rispondono ai criteri imposti dalla riforma oppure dalla ricognizione del personale nelle altre aziende. L’impianto, con la creazione di elenchi nominativi da gestire con l’aiuto delle Regioni, resta quello già sperimentato con la ricollocazione del personale delle Province; qui, però, il quadro è più complesso, perché a differenza degli esuberi provinciali, caratterizzati tutti dallo stesso contratto, nelle aziende pubbliche contratti e inquadramenti sono diversi, e questo complica ulteriormente la ricollocazione anche rispetto al faticoso tentativo provinciale. Ogni nominativo, dopo aver acquisito il consenso dell’interessato sul trattamento dei dati personali, dovrà essere accompagnato da tutti i dati sulla tipologia contrattuale che regola il rapporto di lavoro, sulla qualifica e i livelli di inquadramento, e da una descrizione delle esperienze professionali svolte e delle abilitazioni conseguite.

Dagli elenchi dovranno pescare le altre società pubbliche quando vogliono assumere, e alle Regioni sarà assegnato un ruolo di “facilitatori” nella ricollocazione, attraverso attività di formazione, programmi di mobilità ed eventuali incentivi (se hanno i fondi) all’assunzione dei lavoratori inseriti negli elenchi delle eccedenze. A marzo 2018, la palla passerà all’Anpal, che dovrà farsi carico delle posizioni rimaste in sospeso: il suo lavoro, secondo il calendario immaginato dal governo, dovrebbe completarsi entro giugno, perché dal 1° luglio ripartiranno le assunzioni libere da parte delle controllate. Fino ad allora, le società pubbliche potranno assumere solo gli esuberi delle altre aziende, a meno che siano alla ricerca di profili professionali che negli elenchi non ci sono (gli «infungibili»): per questi ultimi, andrà chiesta un’autorizzazione all’ente che gestisce gli elenchi, quindi alle Regioni fino a fine marzo e all’Anpal nei mesi successivi.

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