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Medici specializzandi, borsa di studio all’estero in cambio di…

le conclusioni dell’avvocato generale

Medici specializzandi, borsa di studio all’estero in cambio di obbligo lavorativo

L'avvocato generale ritiene conforme al diritto Ue l'obbligo lavorativo in patria per i medici specializzati all'estero grazie a una convenzione tra i due Paesi.Queste le conclusioni nella causa C-419/16 di Simma Federspiel in materia di libertà di stabilimento e libera circolazione dei servizi e di remunerazione dei medici specializzandi.

Tra il 1992 e il 2000, la dottoressa Simma Federspiel, cittadina italiana, percepiva una borsa di studio per il lavoro svolto a tempo pieno presso l'università di Innsbruck (Austria) quale medico specializzando in neurologia e psichiatria. La Provincia Autonoma di Bolzano versava alla clinica universitaria di Innsbruck la borsa di studio conformemente ad una convenzione sottoscritta con il Land Tyrol (Austria). La clinica universitaria di Innsbruck versava poi le corrispondenti somme alla signora Simma Federspiel.

Per ottenere tale remunerazione, la dottoressa Simma Federspiel aveva firmato, nel 1992, in conformità a quanto espressamente previsto dalla legge provinciale n. 1/1986, un impegno a lavorare, una volta specializzata, per almeno 5 anni nei 10 successivi alla specializzazione, presso l’Asl della Provincia autonoma di Bolzano. In caso contrario, ella si impegnava a rimborsare sino al 70% delle somme percepite, oltre agli interessi.

Nel 2013, in risposta a una lettera della Provincia Autonoma di Bolzano, la dottoressa Simma Federspiel ha dichiarato di non avere mai esercitato la propria attività di medico in tale provincia dopo la specializzazione.

Pertanto, la Provincia Autonoma di Bolzano ha ingiunto alla dottoressa Simma Federspiel di rimborsare il 70 % delle remunerazioni percepite, oltre agli interessi, per un totale di quasi 120mila euro.

La dottoressa Simma Federspiel si è allora rivolta al Tribunale di Bolzano, chiedendo di dichiarare illegittima tale richiesta di pagamento.

Il Tribunale di Bolzano nutre dei dubbi sulla compatibilità con il diritto dell'Unione di tale disciplina delle borse di studio o remunerazioni dei medici specializzandi, nella misura in cui siffatta regolamentazione ha per effetto di dissuadere i medici specialisti dal lasciare il loro Stato membro di origine e dallo stabilirsi a esercitare la professione in un altro Stato membro.

Il Tribunale di Bolzano ha quindi deciso di chiedere alla Corte di giustizia, in via pregiudiziale, se il diritto dell'Unione (ivi compreso il principio di libera circolazione dei lavoratori) consenta oppure non consenta di condizionare il compenso versato ai medici specializzandi al loro impegno di lavorare almeno 5 anni per il servizio sanitario pubblico di provenienza e di richiedere, in caso di mancato rispetto di tale impegno, la restituzione di un importo sino al 70% di quanto versato, oltre agli interessi legali.

Nelle sue odierne conclusioni, l'Avvocato generale Nils Wahl (Svezia) non ravvisa alcuna contrarietà tra la predetta condizione posta dalla Provincia di Bolzano e il diritto dell'Unione.

Egli premette che la direttiva[1] intende garantire il reciproco riconoscimento in tutta l'Unione europea di diplomi, certificati ed altri titoli di medico. A tal fine, gli Stati membri devono osservare certe regole comuni nell'organizzazione dei rispettivi programmi di formazione medica. Una di queste regole è l'obbligo di prevedere un'«adeguata rimunerazione» a favore dei medici specializzandi al fine di assicurare che la loro formazione avvenga a tempo pieno.

L'Avvocato generale osserva, in primo luogo, che lo Stato membro cui spetta, in forza della direttiva, garantire che lo specializzando riceva un'adeguata rimunerazione è quello in cui si svolge la specializzazione (nel caso di specie, l'Austria). Ciò che un altro Stato (nella specie, l'Italia) richiede o fa non rientra, pertanto, nella previsione della direttiva. Per l'Avvocato generale, quindi, la condizione di cui trattasi non viola la direttiva perché esula dal suo ambito applicativo.

In secondo luogo, l'Avvocato generale rileva che la condizione posta dalla Provincia di Bolzano è intrinsecamente connessa all'istituzione di posti aggiuntivi per la formazione medica specializzata al di fuori della Provincia. Tali posti, che non sarebbero stati disponibili senza il finanziamento da parte della Provincia, vengono, cioè, offerti ai beneficiari della borsa di studio subordinatamente alla condizione contestata dalla dottoressa Simma Federspiel. Dunque, offrendo ai medici la possibilità di diventare specialisti (in un altro Stato membro), la condizione in questione costituisce un presupposto, e non una restrizione, per la libera circolazione dei professionisti medici in qualità di specialisti. Da questo punto di vista, la condizione contestata rappresenta semplicemente il corrispettivo (futuro e incerto) per la possibilità offerta dalla Provincia, tenuto conto del fatto che quest'ultima non può beneficiare del lavoro svolto dallo specializzando durante il programma di formazione.

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