Norme & Tributi

Gare d’appalto, esclusione automatica in caso di perdita dei requisiti

CORTE uE/2

Gare d’appalto, esclusione automatica in caso di perdita dei requisiti

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La capogruppo di un raggruppamento d’imprese è responsabile del rispetto da parte di queste ultime degli obblighi e dei requisiti di partecipazione alla gara d’appalto stabiliti dall’amministrazione aggiudicatrice, ragion per cui, rientra nei parametri Ue la normativa che preveda l’esclusione automatica della stessa se nel corso della procedura di gara questi requisiti sono venuti meno.

È sulla base di queste considerazioni che la Corte di giustizia dell’Unione europea, con la sentenza nella causa C-223/16, ha dato ragione al Provveditorato interregionale per le opere pubbliche per la Campania e il Molise quale ente delegato dall’Agenzia regionale della Campania per la difesa del suolo nel contenzioso aperto nei suo confronti da una Srl in merito ad una gara d’appalto d’interesse europeo indetta nel 2013 per l’affidamento di un progetto di risanamento ambientale e di tutela del mare finanziato con fondi Ue.

Perdita dell’attestazione
La Srl aveva partecipato alla gara come mandataria e capofila di un raggruppamento temporaneo di imprese in fase di creazione, le quali avevano dichiarato di avvalersi di imprese ausiliarie per quanto riguarda l'attestazione S.O.A. (società organismo di attestazione) sul possesso della qualificazione richiesta dal disciplinare di gara.
Nel corso della procedura, l'impresa ausiliaria aveva, però, perso la qualificazione richiesta e l’appalto era stato assegnato a un soggetto diverso.
La Srl, arrivata seconda nella gara, aveva chiesto a quel punto al Tar l’annullamento dell'aggiudicazione, ma il tribunale amministrativo regionale aveva dichiarato il ricorso inammissibile rilevando che la perdita della qualificazione della società ausiliaria durante la procedura di gara aveva avuto l’effetto di escludere automaticamente il gruppo guidato dalla Srl ricorrente dalla procedura, ai sensi del Dlgs 163/06 sugli appalti pubblici. Da ciò l’appello successivo al Consiglio di Stato dalla parte della Srl, motivato dal legittimo affidamento nel fatto che la società ausiliaria avesse la qualifica richiesta e di non poter essere ritenuta responsabile della perdita di tale qualifica.
In questo contesto, il Consiglio di Stato ha sollevato davanti alla Corte Ue una questione pregiudiziale, chiedendo se il diritto dell'Unione osti a una normativa nazionale (o a un'interpretazione della stessa) che prevede l'esclusione automatica del consorzio d'imprese dalla gara senza possibilità di sostituire l'impresa ausiliaria che nel corso della procedura ha perso la qualificazione richiesta dal disciplinare di gara.

Parità di trattamento da salvaguardare
Con la sentenza di oggi la Corte risponde negativamente al quesito e quindi afferma la legittimità, rispetto al diritto dell’Unione, dell’esclusione automatica del consorzio, osservando che i principi di parità di trattamento e di non discriminazione, nonché l’obbligo di trasparenza, ostano a qualsiasi trattativa tra l’amministrazione aggiudicatrice e un offerente nell'ambito di una procedura di aggiudicazione di appalti pubblici, il che implica che, in linea di principio (salva l’ipotesi di errori materiali manifesti da correggere), un’offerta non può essere modificata dopo il suo deposito. Ne consegue che l'amministrazione aggiudicatrice non può chiedere chiarimenti a un offerente la cui offerta essa ritiene imprecisa o non conforme alle specifiche tecniche del capitolato d'oneri.
Per la Corte, consentire esclusivamente a un raggruppamento d'imprese di sostituire un'impresa terza che fa parte del raggruppamento, e che ha perduto una qualificazione richiesta a pena di esclusione, costituirebbe una modifica sostanziale dell'offerta e dell'identità stessa del raggruppamento. Una tale modifica dell'offerta, infatti, obbligherebbe l'amministrazione aggiudicatrice a procedere a nuovi controlli procurando un vantaggio competitivo a tale raggruppamento, che potrebbe tentare di ottimizzare la sua offerta per meglio far fronte alle offerte dei suoi concorrenti nella procedura di aggiudicazione dell'appalto in questione.
Una simile situazione, per la Corte, sarebbe contraria al principio di parità di trattamento e costituirebbe una distorsione della concorrenza sana ed effettiva tra imprese che partecipano a un appalto pubblico.

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