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Web tax, l’Europa accelera e cerca l’intesa con gli Usa

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Web tax, l’Europa accelera e cerca l’intesa con gli Usa

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I Ventotto hanno chiesto ieri alla Commissione europea di studiare nuove forme di tassazione dell’industria digitale. In una riunione qui a Tallinn, i ministri delle Finanze hanno discusso di varie proposte. Dieci Paesi hanno firmato una lettera, sostenendo l’idea di tassare non i profitti ma il fatturato delle grandi multinazionali digitali. Altri considerano con maggiore favore soluzioni di più lungo termine. La sfida è doppia: trovare un consenso europeo e accordarsi a livello internazionale soprattutto con gli Stati Uniti.

«I ministri finanziari hanno deciso di affrontare la questione rapidamente per raggiungere una posizione comune alla riunione ministeriale di dicembre», ha spiegato in una conferenza stampa ieri il ministro delle Finanze estone Toomas Tõniste, presidente di turno dell’Unione. Il calendario è preciso. Entro fine mese, la Commissione europea presenterà una prima comunicazione che elenchi le diverse opzioni per tassare le multinazionali digitali. In dicembre, i ministri finanziari vogliono scegliere tra le diverse ipotesi. Poi in primavera, la Commissione europea presenterà un progetto legislativo.

Tassare le grandi imprese Internet è diventato una sfida. La loro attività è spesso immateriale. È facile per loro eludere il fisco, cercando l’imposizione più attraente. Secondo un rapporto del Parlamento europeo, i Ventotto hanno perso gettito fiscale per 5,4 miliardi di euro tra il 2013 e il 2015 per mancati versamenti da parte di Google e Facebook.

«Tutti i Paesi sono consapevoli che sia necessario trovare una soluzione», ha spiegato il vice presidente della Commissione Valdis Dombrovskis. La riunione di ieri ha però mostrato diversità di veduta tra i Ventotto. Altri sei Paesi hanno raggiunto Germania, Francia, Italia e Spagna sulla proposta di tassare il fatturato delle multinazionali. Questi sono Grecia, Austria, Bulgaria, Portogallo, Slovenia e Romania (la Lettonia, preannunciata due giorni fa, si è per ora astenuta).

L’ipotesi di tassare il fatturato è stata però ritenuta una soluzione di breve periodo. Molti paesi considerano che sarebbe meglio optare per una soluzione di lungo termine, tanto più che tassare il volume d’affari metterebbe a rischio il principio di neutralità fiscale, creando una eccezione alla tassazione dei profitti. L’Estonia ha quindi proposto di tassare i contatti o i contratti in un dato Paese (si veda Il Sole 24 Ore di venerdì). Secondo il governo estone, questa seconda proposta è piaciuta a 20 Paesi su 28.

Il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan è tra i firmatari della proposta di tassare il fatturato dell’industria digitale. È convinto che altri paesi si accoderanno, ma si rende conto che il tema è «molto complicato» politicamente e tecnicamente. Parlando sempre qui a Tallinn, ha spiegato di non vedere contraddizioni tra l’adottare una soluzione di breve periodo e il negoziare nel frattempo una soluzione di più lungo termine. «È necessaria - ha aggiunto - una spinta politica».

I temi fiscali sono delicatissimi in Europa; richiedono l’unanimità dei Paesi. Trovare un consenso non sarà facile. Ministri e commissari non potevano escludere ieri eventuali coperazioni rafforzate, anche se questa via comporterebbe il rischio di «frammentare il mercato unico», come ha detto il vice presidente Dombrovskis. Ha aggiunto Dmitri Jegorov, un sottosegretario estone: «Un’azione unilaterale trasformerebbe l’Europa in un mercato orribile in cui avere una attività digitale».

L’Irlanda, che ospita molte aziende digitali, è stata critica: l’incontro ministeriale ha fatto emergere «le molte molte considerevoli difficoltà di tassare questo settore», ha detto il ministro delle Finanze Paschal Donohoe, sottolineando l’importanza di coinvolgere anche i Paesi del G-20 e in particolare gli Stati Uniti. Dello stesso avviso la Danimarca e il Lussemburgo. La verità è che la sfida è doppia: trovare un consenso in Europa, ma soprattutto evitare una deleteria spaccatura internazionale.

Consapevoli delle difficoltà politiche e tecniche di tassare le multinazionali di Internet, diplomatici spiegano che l’obiettivo europeo è in fondo di indurre una collaborazione a livello dell'Ocse. «Bisogna guardare alla questione a livello globale, tenuto conto che il tema coinvolge gli Stati Uniti e la Cina», ha riassunto il ministro delle Finanze maltese Edward Scicluna. Il suo omologo lussemburghese Pierre Gramegna ha avvertito che altrimenti l’Europa metterebbe a rischio la sua competitività.

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