Norme & Tributi

La Procura di Milano contro i falsi residenti esteri

«finti aire»

La Procura di Milano contro i falsi residenti esteri

La procura di Milano dà la caccia ai falsi residenti all’estero. Tra il 2012 e il 2016 i contribuenti milanesi che si sono trasferiti oltre confine e si sono iscritti all’Aire (Albo degli italiani residenti all’estero) è balzato del 44%. Un dato significativo, che ha attirato l’attenzione degli inquirenti e dell’agenzia delle Entrate anche perché potrebbe nascondere il tentativo di evitare o aggirare l’adesione alla voluntary disclosure. Nel 2012 i milanesi iscritti quell’anno all’Aire erano stati 3.281, nel 2016 sono saliti a 4.620. Le mete più frequenti sono il Regno Unito, la Svizzera, gli Stati Uniti e la Francia.

Individuare i “falsi Aire” è una delle attività che ha caratterizzato il lavoro del “Pool latitanti fiscali” della procura di Milano, istitutito dal procuratore Francesco Greco all’interno del Dipartimento reati finanziari oggi guidato dall’aggiunto Fabio De Pasquale. Nella nuova organizzazione della procura, il “Pool latitanti fiscali” verrà integrato all’interno di un nuovo Dipartimento internazionale, che continuerà a occuparsi dei casi internazionali più importanti, come l’inchiesta sui Panama Papers o sugli elenchi dei clienti del Credit Suisse Ag. La Lombardia è la regione dalla quale è arrivato il maggior numero di istanze di adesione alla prima vountary disclosure, il 49,07% del totale.

Il Dlgs 90/2017, in vigore dal 4 luglio, ha modificato in modo rilevante sia la normativa sulla prevenzione e sul contrasto del riciclaggio sia la disciplina sul monitoraggio fiscale. Sono state realizzate importanti modifiche agli articoli 1 e 2 che regolamentano la rilevazione ai fini fiscali di alcuni trasferimenti – da e per l’estero – di denaro, titoli e valori. In particolare le modifiche hanno riguardato le modalità di rilevazione e di conservazione delle informazioni basate sulle regole previste dalla normativa antiriciclaggio. Le operazioni i cui dati sono adesso oggetto di rilevazione e trasmissione alle Entrate sono quelle di importo pari o superiore a 15mila euro realizzate in un’unica operazione o in più operazioni collegate tra loro e quelle in valuta virtuale.

La segnalazione periodica all’Anagrafe tributaria – a differenza di quella da inviare all’Uif – non è più subordinata al sospetto di un’evasione o di un’elusione d’imposta. Deve essere, in pratica, quasi automatica. Le categorie dei soggetti “monitorabili” restano invece le stesse, ma viene meno il requisito della residenza in Italia, per cui anche l’ordine di trasferimento per conto o a favore di un soggetto non residente ricade nel campo di applicazione della disciplina.
Questa modifica potrebbe consentire alle autorità fiscali l'acquisizione di informazioni utili a contrastare il trasferimento fittizio all'estero della residenza delle persone fisiche. Casi, per esempio, come la maxi-condanna delle sorelle Gucci al pagamento di oltre 100 milioni di euro al termine dell'istruttoria dell'Ucifi (l'Unità centrale per il contrasto all'evasione internazionale) dell'agenzia delle Entrate.

Non solo. Il provvedimento del direttore dell’agenzia delle Entrate dello scorso 3 marzo (numero 43999) ha individuato, oltre alle modalità di acquisizione dei dati relativi a coloro che richiedono l’iscrizione all’Aire, anche i criteri per la formazione delle liste selettive per i controlli delle residenze effettive.

Per la violazione degli obblighi di trasmissione delle segnalazioni all'agenzia delle Entrate «si applica la sanzione amministrativa pecuniaria dal 10 al 25% dell'importo dell'operazione non segnalata». Come è accaduto, ad esempio, nell'inchiesta sul Credit Suisse Ag, che ha consentito al fisco italiano di incassare oltre 110 milioni di euro anche attraverso la contestazione degli adempimenti previsti dall'articolo 1 del decreto legge 167/1990.

I poteri previsti dal nuovo articolo 2 del Dl 167/1990, consentiranno di acquisire informazioni in merito ai movimenti transfrontalieri verso soggetti esteri per svelare eventuali operazioni di esterovestizione o di ordini di accreditamento per finanziamento soci, soprattutto quando il Paese verso il quale il bonifico viene effettuato non rientra tra quelli che consentono lo scambio di informazioni con l’Italia. In caso di sospetti rilevanti, questi dati potrebbero finire al centro delle inchieste del nuovo Dipartimento internazionale della procura di Milano.

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