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Per superare l’indetraibilità va esteso il «Gruppo Iva»

la soluzione

Per superare l’indetraibilità va esteso il «Gruppo Iva»

Le distorsioni generate dalla indetraibilità dell'Iva nei settori esenti sono note a tutti ma i loro effetti appaiono quanto più ingiustificati quando derivano da rapporti infragruppo. Il fenomeno non è passato inosservato anche a livello nazionale. Il legislatore ha infatti dapprima introdotto l'articolo 6, comma 3 della legge 133/1999, poi abrogato in ragione delle pressioni comunitarie, e successivamente introducendo l'articolo 10, comma 2 del Dpr 633/1972 che esenta le prestazioni di servizi rese dai consorzi nei confronti dei propri consorziati a condizione che il corrispettivo di tali servizi non superi i costi imputabili alle prestazioni stesse.

Tale norma rappresentava il recepimento in Italia dell'articolo 132, paragrafo 1, lettera f) della direttiva Iva e le sentenze della Corte Ue pubblicate ieri rimettono in discussione la scelta di estendere l'applicazione dell'esenzione ai settori bancario, finanziario e assicurativo.

Non siamo però impreparati: nel 2016, infatti, è stata recepito in Italia l'articolo 11 della Direttiva Iva. Tale istituto, comunemente chiamato “gruppo Iva”, rende non rilevanti ai fini Iva, a talune condizioni, tutte le operazioni imponibili infragruppo, eliminando in radice il problema della indetraibilità.

A seguito delle sentenze sono però necessari alcuni interventi che considerino gli effetti delle sentenze nel tempo.

Per quanto riguarda il passato, è la stessa Corte Ue che rassicura i soggetti passivi rammentando agli Stati membri che una direttiva non può di per sé creare obblighi a carico di un privato e, quindi, non può essere fatta valere nei suoi confronti. In sostanza, la Corte Ue afferma che gli Stati membri non potranno richiedere le maggiori imposte eventualmente potenzialmente dovute a seguito della sentenza.

Ma per il futuro si pone comunque un problema di disallineamento temporale.

Le disposizioni in materia di gruppo Iva, infatti, avranno efficacia a partire dal 1° gennaio 2019 e a partire da ieri si è creato un potenziale vuoto normativo che potrebbe avere effetti devastanti per i settori coinvolti.

Ma quali sono le possibili soluzioni?

Prevedere un'anticipazione dell'efficacia delle norme in materia di gruppo Iva già al 2018 non sembra attuabile. L'istituto del gruppo Iva, infatti, rappresenta una sorta di “rivoluzione copernicana” della nostra normativa e necessita quindi da un lato di norme di attuazione ponderate e, dall'altro, comporta una modifica degli assetti contabili e organizzativi non attuabile in tempi brevi.

Si dovrebbe quindi “mettere in sicurezza” il sistema garantendo – in via legislativa – l'applicazione del regime di esenzione di cui all'articolo 10, comma 2 del decreto Iva fino al 31 dicembre 2018.

Tale scelta non pare criticabile sotto il profilo comunitario in quanto posta a presidio della certezza del diritto, menzionato dalla Corte Ue anche nelle sentenze di ieri.

Tale misura, però, non sembra sufficiente.

Nelle intenzioni del legislatore, infatti, il gruppo Iva e l'esenzione di cui all'articolo 10, comma 2, Dpr 633/1972 avrebbero dovuto avere applicazione concorrente: in sostanza i soggetti passivi avrebbero dovuto avere una libertà di scelta che da ieri è venuta meno.

Serve quindi una disposizione transitoria per rimettere in termini i soggetti che vorranno optare per il gruppo Iva a partire dal 1° gennaio 2019. L'opzione per il gruppo Iva necessita infatti che il requisito del controllo sia soddisfatto al 30 giugno dell'anno antecedente a quello in cui l'opzione viene esercitata. Chi intende quindi avvalersi del gruppo Iva a partire dal 1° gennaio 2019 avrebbe dovuto soddisfare i requisiti per il controllo già al 30 giugno 2017.

Si dovrebbe pertanto prevedere che in sede di prima applicazione il requisito del controllo possa essere soddisfatto al 30 giugno 2018 al fine di permettere ai gruppi bancari ed assicurativi di riorganizzare le proprie attività in tempo utile.

Tali misure dovrebbero essere introdotte in tempi brevi al fine di evitare che su due settori cruciali della nostra economia si scateni una “tempesta perfetta”.

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