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Airbnb ricorre al Tar contro la tassa sugli affitti brevi

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Airbnb ricorre al Tar contro la tassa sugli affitti brevi

Si riaccende il confronto fra Airbnb e il Fisco italiano. Il tema è ancora quello del prelievo sugli affitti e dell’applicazione della ritenuta da parte degli intermediari. Come avevano annunciato all’inizio dell’estate (si veda «Il Sole 24 Ore» del 2 giugno), i vertici di Airbnb Italia hanno presentato ricorso al Tar del Lazio contro il provvedimento dell’agenzia delle Entrate n. 132395/2017 che detta le regole attuative della legge n. 96/2017 che ha istituito la “tassa” sugli affitti brevi.

«In questa fase transitoria - spiegano da Airbnb - abbiamo ritenuto di dover procedere a questo passo, per noi formale, in attesa che presso gruppo di lavoro al ministero dell’Economia si esplorino soluzioni più opportune». Il riferimento è al tavolo tecnico che dal 6 settembre sta lavorando al Mef per cercare una soluzione a quelle che anche il viceministro Luigi Casero ha individuato come «difficoltà» dal punto di vista tecnico.

Durante la prima riunione il viceministro aveva infatti sottolineato «l’impegno a risolvere le problematiche operative sorte e a proporre possibili modifiche legislative che rendano l’intero settore più moderno e maggiormente proiettato alla crescita».

Paolo Righi, presidente degli agenti immobiliari Fiaip, spiega che le Entrate stanno lavorando a un tutorial da diffondre tra gli operatori per arrivare all’adempimento del 16 ottobre senza problemi.

I vertici di Airbnb, che sta partecipando ai lavoro del tavolo tecnico, ribadiscono «di volere essere al fianco del ministero per trovare una soluzione al passo coi tempi, efficace ma realizzabile». Allo stesso tempo, però, hanno deciso «in questa fase transitoria» di portare avanti il ricorso al Tar.

Secondo la società, infatti, il provvedimento violerebbe la direttiva comunitaria n. 1535/2015 che prevede l’obbligo per gli Stati europei di informare la Commissione ogniqualvolta venga introdotta una regola tecnica relativa ai servizi della società dell’informazione: «vale a dire - si legge nella direttiva - qualsiasi servizio prestato normalmente dietro retribuzione, a distanza, per via elettronica e a richiesta individuale di un destinatario di servizi».

Il ricorso di Airbnb potrebbe portare alla sospensione dell’efficacia del provvedimento impugnato, in attesa di un possibile annullamento. Questo significa, in pratica, che potrebbe saltare il versamento delle ritenute del 21% che gli operatori che gestiscono contratti e pagamenti del canone dovrebbero effettuare entro il 16 ottobre.

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