Norme & Tributi

Troppi dati, tornare agli invii cumulativi

l’accusa

Troppi dati, tornare agli invii cumulativi

Lo spesometro ha un costo certo e sta bloccando gli studi professionali che in questo momento non riescono a fare altro.

1 La rendicontazione
dell’evasione

Come verrà utilizzato? Ci sarà la rendicontazione dell’evasione che non sarebbe stata altrimenti recuperata?

Per confronto vediamo le motivazioni con le quali il Consiglio Ue ha autorizzato la proroga dello split payment: pur avendo a oggetto esclusivo (ora prevalente) operazioni documentate con la fattura elettronica, l’Italia «non è in grado di portare a termine l’organizzazione e l’attuazione di un’adeguata politica di controllo prima che la decisione di esecuzione (Ue) 2015/1401 del Consiglio cessi di produrre effetti il 31 dicembre 2017». L’Italia, per ottenere la proroga, ha pertanto dichiarato di non riuscire a controllare i contribuenti che emettono le fatture elettroniche, se non dopo il 30 giugno 2020. Quid per lo spesometro 2017?

2 Fase transitoria per la fattura elettronica

La fattura elettronica con il relativo sistema di controllo è l’obiettivo condiviso, ma avrà bisogno di un adeguato periodo transitorio. Il sogno di tutti è che ogni titolare di partita Iva abbia connessione a banda larga e apparecchiatura adeguata, così come il sogno per la riduzione dell’utilizzo del contante è che tutti abbiano un bancomat. Circostanze che non si riscontrano nella realtà, e quindi una misura transitoria sarebbe quella di consentire, ad esempio, la comunicazione riepilogativa per le fatture sino a 300 euro (i dati da trasmettere si ridurrebbero così a un decimo).

3 Il tetto delle fatture
da «comunicare»

Gli spesometri precedenti esoneravano dalla comunicazione le fatture comprese nei corrispettivi giornalieri, sino a 3mila euro più Iva. Possiamo dividere per dieci questo limite, con ritorno cioè ai 300 euro del punto 2), concedendo quindi la comunicazione per totale e non per singolo documento.

Sempre per rimanere con i piedi sulla terra basti pensare ai ristoratori che fanno i pranzi di lavoro con un corrispettivo di 10-12 euro.

Come sono emesse le fatture? Quasi sempre con il modulo polivalente fattura/ricevuta fiscale. Peccato che nella quasi totalità dei casi non c’è tempo o modo di memorizzare subito il codice fiscale o partita Iva di chi chiede la fattura, dato comunque non sufficiente per lo spesometro. Un pubblico esercizio di medie dimensioni emette almeno 20 fatture di questo tipo al giorno. Per 250 giorni di attività all’anno si arriva a 5mila fatture e nella maggior parte dei casi i dati del cliente sono stati inseriti a penna e sono di fatto pressoché illeggibili.

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