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Nuovo codice antimafia, creditori più tutelati

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Nuovo codice antimafia, creditori più tutelati

Più certezze per i creditori delle imprese sequestrate alla mafia. È questo uno degli obiettivi della riforma del Codice antimafia che apre nuovi scenari di tutela per chi intrattiene rapporti commerciali in buona fede con persone fisiche e giuridiche colpite da misure di prevenzione patrimoniale.

Al di là delle controverse disposizioni che estendono la disciplina alle condotte di corruzione, il cuore della riforma del Codice antimafia (atto Camera 1039 e altri, approvata da Montecitorio a fine settembre) si concentra sulle norme che possono assicurare la continuità delle attività delle aziende sequestrate in grado di competere sul mercato nella legalità. Viene introdotta una procedura più trasparente per stabilire dopo il sequestro quali siano le aziende che possono proseguire la loro attività e quali debbano essere subito poste in liquidazione. Con la conseguente definizione dei rapporti con dipendenti, fornitori e creditori.

Tutto ruota attorno alla nuova formulazione dell’articolo 41 del Codice antimafia (decreto legislativo 159/2011) che, in caso di sequestro di aziende, impone all’amministratore giudiziario di depositare, oltre alla relazione particolareggiata sui beni, da mettere a disposizione delle parti entro 30 giorni dalla sua immissione in possesso, anche un’ulteriore relazione (da redigere entro tre mesi dalla nomina, prorogabili a sei) che contenga una dettagliata analisi sulla possibilità di prosecuzione o di ripresa dell’attività.

Se l’amministratore formula una proposta di prosecuzione, deve allegare un programma contenente la descrizione analitica delle modalità e dei tempi di adempimento e una relazione di un professionista, abilitato secondo i requisiti previsti dall’articolo 67, comma 3, lettera d), della legge fallimentare (regio decreto 267/1942), che attesti la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del programma medesimo.

Alla proposta inoltre l’amministratore deve allegare l’elenco nominativo dei creditori e di coloro che vantano diritti reali o personali, di godimento o di garanzia sui beni e deve specificare quali crediti originano da rapporti pendenti al momento del sequestro, quali sono collegati a rapporti essenziali per la prosecuzione dell’attività e quali riguardano rapporti esauriti, non provati o non funzionali all’attività di impresa. L’amministratore deve elencare nominativamente anche le persone che risultano prestare o avere prestato attività lavorativa in favore dell’impresa, distinguendo la natura dei rapporti di lavoro esistenti e segnalando quelli necessari alla prosecuzione.

La proposta deve essere esaminata dal tribunale in camera di consiglio con la partecipazione del pubblico ministero, dei difensori delle parti, dell’agenzia nazionale per i beni confiscati e dell’amministratore giudiziario, che vengono sentiti se compaiono.

Se la proposta viene approvata, il tribunale impartisce le direttive necessarie e, in base al nuovo articolo 54-bis, introdotto nel Codice antimafia, può autorizzare l’amministratore giudiziario a rinegoziare le esposizioni debitorie dell’impresa e a provvedere ai conseguenti pagamenti. Inoltre, per i crediti che nell’elenco allegato al programma risultano correlati a rapporti commerciali essenziali per la prosecuzione dell’attività, l’amministratore può essere autorizzato al pagamento anche parziale o rateale delle obbligazioni per prestazioni di beni o servizi, sorte prima del sequestro.

Si tratta di una innovazione assai rilevante.

La disciplina previgente “congelava” indifferentemente tutti i crediti sorti prima del sequestro e ne impediva il pagamento fino allo svolgimento del procedimento di verifica della buona fede.

Ora l’amministratore ha il compito di individuare - in caso di prosecuzione dell’attività - i creditori “strategici” e valutare come abbattere la complessiva esposizione debitoria nei loro confronti impiegando gli utili derivanti dall’esercizio dell’impresa.

L’articolo 56 del Codice antimafia disciplina (come già prima della riforma) i rapporti ancora in corso di esecuzione e consente all’amministratore, previa autorizzazione del giudice delegato, di subentrare nel contratto in luogo dell’indagato. La nuova disciplina estende la possibilità a tutti i rapporti commerciali, quindi anche a quelli per i quali non vi sia un contratto di durata e in corso di esecuzione.

Per i crediti relativi a rapporti risolti dall’amministratore giudiziario o dallo stesso creditore, si deve seguire il procedimento di verifica della buona fede che ha inizio davanti al giudice delegato dopo il deposito del decreto di confisca di primo grado.

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