Norme & Tributi

Domani in commissione lavoro il Ddl sull’equo compenso

PROFESSIONI

Domani in commissione lavoro il Ddl sull’equo compenso

L'equo compenso per i professionisti torna ad essere richiesto con forza dopo la sentenza del Consiglio di Stato (la 4614/2017 ) che ritiene legittimo un bando che preveda per il professionista il compenso simbolico di un euro.
Oggi le sette sigle sindacali dei commercialisti (Adc – Aidc – Anc – Andoc – Unagraco – Ungdcec – Unico) riunite in coordinamento hanno diramato un comunicato congiunto per dire la loro: «Nell’attuale contesto economico dove i redditi medi dei professionisti negli ultimi 10 anni sono calati di quasi il 20%, in cui i giovani faticano a raggiungere la soglia annua dei 20.000 euro e le donne realizzano redditi del 60% rispetto a quelli degli uomini – scrivono i sindacati - occorrono norme che aiutino i professionisti ad ottenere un compenso, senza costringere il professionista a intraprendere un lungo e costoso iter giudiziario, nel quale abbiamo visto rischia di soccombere».
Per le associazioni «sarebbe auspicabile iniziare a rendere obbligatorio il riconoscimento di un equo compenso partendo dai contratti con la Pubblica Amministrazione… impedendo bandi, incarichi e affidamenti in deroga ai minimi stabiliti da parametri e tabelle di riferimento o addirittura gratuiti, consentendo al professionista di percepire il proprio equo compenso senza dover ricorrere al giudice».
Intanto i disegni di legge sull'equo compenso, uno presentato il 14 giugno 2017 dal senatore Maurizio Sacconi (S. 2858) e l’altro presentato il 27 settembre 2017 dalla senatrice Serenella Fucksia (S. 2918) procedono il loro iter in Commissione lavoro; data l’analogia del tema vengono trattati congiuntamente.
Nella discussione verranno votati i 57 emendamenti e i 9 ordini del giorno riferiti al disegno di legge n. 2858, scelto dalla Commissione come testo base; tra gli emendamenti uno è stato presentato dall’onorevole Sacconi e chiede di estendere la platea interessata anche ai professionisti di cui alla legge 4/2013. “Ciò significa – commenta il presidente della Lapet Roberto Falcone - che le nostre tesi presentate nei vari incontri parlamentari hanno convinto i nostri interlocutori circa la loro fondatezza. D’altra parte – prosegue Falcone - non si può assolutamente condividere la recente sentenza del Consiglio di Stato che riconosce le prestazioni professionali gratuite; come affermato dalla nostra Costituzione ogni lavoratore, dipendente o autonomo che sia, ha diritto a un giusto compenso proporzionato alla qualità e quantità del lavoro presentato».
Il prossimo appuntamento in Commissione è domani alle 8,30.

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