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Spesometro al restyling, invio più semplice per le mini-fatture e…

LE MODIFICHE ALLO STUDIO

Spesometro al restyling, invio più semplice per le mini-fatture e stop ai dati inutili

Per ora è un cantiere aperto, ma presto la costruzione o meglio l’alleggerimento potrebbe materializzarsi. Dopo il caos del blocco del canale web e i problemi segnalati dagli operatori, lo spesometro si prepara a un restyling. Con un duplice obiettivo: da un lato, arrivare alla sterilizzazione delle sanzioni chiesta a gran voce dai rappresentanti di categorie produttive e professionisti; dall’altra, semplificare già a partire dall’invio relativo ai dati del secondo semestre 2017 in scadenza a fine febbraio del prossimo anno. Ritocchi che potrebbero, molto probabilmente, prendere la strada di una delle due gambe in cui si articolerà la prossima manovra (decreto fiscale o Ddl di bilancio).

Verso l’addio del codice di avviamento postale

Tra le ipotesi allo studio e che, dopo le prime interlocuzioni informali, potrebbero anche essere oggetto di approfondimento nei tavoli che il viceministro all’Economia Luigi Casero intende convocare c’è quella di superare tutta una serie di dati che gli operatori hanno sottolineato come assolutamente superflui. Ad esempio il codice di avviamento postale (Cap), che non è per nulla fondamentale se si inseriscono altri dati di “localizzazione” del cliente o del fornitore e che potrebbe anche tramutarsi in un di più nella compilazione dei dati fatture da inviare. Magari qualche ritocco simile potrebbe anche essere fatto per eliminare o semplificare l’indicazione dell’indirizzo della controparte, tanto in qualche modo l’Anagrafe tributaria dovrebbe produrre una serie di associazioni quasi automatiche grazie al codice fiscale e partita Iva (dati questi da indicare a seconda della “tipologia” della controparte).

Mini-fatture: possibile un ritorno al passato?
Uno degli elementi di complicazione segnalati sia dagli esperti del Sole 24 Ore sia dalle testimonianze giunte al forum spesometro è l’assenza di un meccanismo simile a quello previsto per il “vecchio” spesometro, ossia quello che prevedeva un solo invio dei dati all’anno. In pratica per le cosiddette mini-fatture era previsto l’invio cumulativo dei dati al di sotto di una determinata soglia, che era stata fissata sotto i 300 euro. In più nel nuovo spesometro semestrale c’è anche un problema di ordine pratico per tutte quelle fatture di basso importo “scritte” a mano a volte con dati incompleti o illeggibili.

Un problema quello delle mini-fatture posto anche dalla risoluzione presentata dalla maggioranza in commissione Finanze alla Camera (primo firmatario Giovanni Sanga del Pd), il cui esame è iniziato martedì e che, a causa degli impegni relativi alla legge elettrorale, dovrebbe essere votata la prossima settimana.

Risoluzione che punta a impegnare il Governo anche a un ritorno al passato sulla cadenza dell’adempimento con un solo invio annuale. Mentre, allo stato attuale delle cose, lo spesometro per il 2018 diventerebbe addirittura trimestrale così come già avviene sulla comunicazione dei dati delle liquidazioni Iva.

La sterilizzazione delle sanzioni
Anche se l’aspetto che ora come ora interessa maggiormente gli operatori è l’esclusione delle sanzioni per gli errori e le omissioni commessi nel primo invio. Aspetto che servirebbe ad evitare la discrezionalità degli uffici dell’amministrazione finanziaria sulla disapplicazione delle penalità (rischio immediatamente paventato dal Consiglio nazionale dei dottori commercialisti) e introdurrebbe, invece, un criterio più certo in una norma di legge per evitare ogni tipo di sanzione, considerando la sperimentalità della prima trasmissione (anche alla luce delle tante difficoltà tecniche a cui contribuenti e intermediari hanno dovuto far fronte).

Le regolarizzazioni sui dati delle liquidazioni Iva

Resta poi aperto il problema delle comunicazioni delle liquidazioni Iva. Qui il vulnus normativo che si è aperto dopo l’invio dei primi avvisi bonari per le irregolarità commesse è relativo alla mancata possibilità di avvalersi del ravvedimento operoso. Con un effetto penalizzazione, ad esempio, tra chi non ha proprio effettuato la comunicazione e chi, invece, l’ha effettuata e successivamente si è visto recapitare dal Fisco prima un alert e poi una vera e propria richiesta di regolarizzazione. Aspetto quest’ultimo messo in luce da un’altra risoluzione presentata sempre in commissione Finanze alla Camera ma questa volta dal Movimento 5 Stelle (primo firmatario Carlo Sibilia) che punta a impegnare il Governo a «garantire la piena ed effettiva applicazione del ravvedimento operoso in relazione alle violazioni e irregolarità commesse nell'invio delle comunicazioni trimestrali dei dati Iva».

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