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Pensioni: in vigore il decreto per l’Ape volontario ma resta da definire il costo

È in vigore da oggi il decreto del presidente del Consiglio dei ministri del 4 settembre che attua l’Ape volontario, ma purtroppo per i lavoratori interessati all’anticipo dal punto di vista pratico non cambia molto. Il percorso per rendere realtà la possibilità di smettere di lavorare a partire dai 63 anni, percependo un assegno ponte in attesa della pensione, non si è ancora concluso.

Mancano all’appello gli accordi quadro, tra i ministeri dell’Economia e del Lavoro da una parte e Abi e Ania dall’altra, relativi alle caratteristiche del finanziamento con rimborso ventennale e alla polizza caso morte che costituiscono i tasselli finanziari fondamentali dell’anticipo. Secondo il Dpcm in vigore da oggi, le intese devono essere perfezionate entro 30 giorni. Ma sempre stando alle previsioni normative, l’Ape volontario sarebbe dovuto partire il 1° maggio.

Tuttavia proprio gli accordi quadro sono un passaggio fondamentale per definire il costo dell’intera operazione, e di conseguenza gli oneri a carico di chi fruirà dell’Ape volontario. L’anticipo si basa infatti su un prestito: a fronte di 63 anni di età e almeno 20 anni di contributi, i lavoratori potranno chiedere un assegno ponte che sarà erogato fino al raggiungimento della pensione di vecchiaia (a 66 anni e 7 mesi l’anno prossimo). Tale importo dovrà essere restituito in un massimo di 20 anni con trattenute mensili sulla pensione (tranne che sulla quattordicesima), una volta che la stessa sarà erogata. A parziale copertura del costo dell’operazione, viene riconosciuto un credito di imposta pari al 50% degli interessi sul finanziamento e sul premio assicurativo obbligatorio contro il rischio di premorienza. Fonti governative vicino al dossier hanno indicato un probabile Taeg del 3,2 per cento, tuttavia solo una volta definito tutto il quadro si potranno avere certezze.

In particolare i potenziali “apisti” potranno, tramite il simulatore messo a disposizione dall’Inps, verificare su quale importo potranno contare nel periodo antecedente la pensione e a quanto ammonterà concretamente la stessa al netto della rata di rimborso, al di là di percentuali che possono risultare di non facile comprensione. Per esempio, sulla base delle informazioni disponibili a oggi, a fronte di una pensione netta “piena” di 2.000 euro netti, chiedendo un anticipo di 24 mesi dell’80%, quindi di 1.600 euro, si incasserà un assegno previdenziale di circa 1.775 euro per 20 anni (invece di 2.000). Se la pensione “piena” a cui avrebbe diritto il lavoratore fosse di 1.400 euro netti, sempre a fronte di un anticipo di 24 mesi all’80% (cioè 1.120 euro), l’assegno previdenziale sarà di circa 1.240 euro.

Una volta sottoscritte le intese, si dovrà attendere la circolare operativa dell’Inps, a cui è demandata la gestione dell’operazione. A quel punto i lavoratori potranno chiedere in primo luogo la certificazione del diritto all’Ape volontario, richiesta a cui l’istituto di previdenza dovrà rispondere entro 60 giorni. Ricevuto il via libera, si presenterà la domanda di Ape volontario vera e propria e si potrà iniziare a incassare l’assegno ponte che, molto probabilmente, ormai, non sarà erogato prima del 2018.

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