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Dall’alloggio al contributo economico, così la Lombardia aiuta i padri separati

Sono ufficialmente i “nuovi poveri”: il loro reddito è più che dimezzato, il loro numero è in crescita costante, tanto che la Regione ha dovuto mettere in campo dei sostegni ad hoc. I padri separati che vivono in Lombardia sono tantissimi: secondo l’Istat nel 2015 nella regione ci sono state 14.979 separazioni e 15.717 divorzi. Il record nazionale in entrambi i casi. Alla crisi familiare, però, si aggiunge quella economica: «Ogni giorno aiutiamo attraverso il banco alimentare 350 padri che non riescono nemmeno a fare la spesa», spiega Domenico Fumagalli, responsabile dell’associazione “Papà separati Lombardia”.

L’associazione fa la sua parte, con gli aiuti alimentari e con 12 unità abitative che ospitano a rotazione 15 papà con i loro figli. Ma non basta. Per questo la Regione ha istituito nel 2014 un fondo di sostegno per i genitori separati. Per il 2017 il fondo può contare su 12,3 milioni di euro che permettono l’erogazione al genitore di un contributo per figlio fino a 2.400 su un periodo di 6 mesi. Sono inoltre previsti sostegno nel reperire alloggi a canone di locazione contenuti e l’abbattimento del canone di locazione per i genitori che già corrispondono un canone di affitto.

Marco Della Noce a Radio24 - IFunamboli

Al fondo si affianca un altro strumento di aiuto, quello legato all’abitazione: i coniugi legalmente separati o divorziati, in condizioni di disagio, possono partecipare ai bandi per l’assegnazione di un alloggio pubblico.

«La notizia del comico Marco Della Noce, che oggi vive in auto dopo che è finito sul lastrico in seguito alla separazione dalla moglie, ci porta a ricordare che in Lombardia si registra il più alto numero di separazioni e quindi di fragilità in capo ai componenti della famiglia, soprattutto ai padri che si ritrovano a dover pagare un assegno di mantenimento e con la privazione della casa coniugale», ricorda Antonio Saggese, consigliere regionale del gruppo “Maroni Presidente - Lombardia In Testa”. «In questa legislatura Regione Lombardia oltre ad aver stanziato 14 milioni di euro per sussidi a favore dei genitori separati, in particolare con figli minori, ha provveduto a modificare il regolamento per l’assegnazione delle case popolari riservando un punteggio al padre, che generalmente è colui che perde l’utilizzo della casa, pari a quello che viene riconosciuto alle famiglie sfrattate».

«Sono costretti a rivolgersi all’associazione non solo lavoratori con redditi bassi, ma anche persone con redditi elevati che vengono però prosciugati dalle sentenze dei giudici», racconta Fumagalli. La situazione è critica soprattutto a Milano dove il tribunale si è orientato sulla cifra di 400 euro a figlio al mese. «Abbiamo avuto casi particolari in cui si è scesi fino a 150 euro, ma al di sotto mai». Fumagalli riferisce che a Brescia un cartello esposto in tribunale avvisa gli avvocati che non saranno accettate istanze al di sotto dei 250 euro per figlio.

Uno dei casi che l’associazione lombarda dei papà separati sta seguendo è quello di un docente universitario di 45 anni (che preferisce restare anonimo) a cui il giudice ha sottratto interamente lo stipendio di 1.800 euro, che il professore è quindi costretto a girare alla ex moglie (autosufficiente) per il mantenimento delle due figlie. «In una delle sentenze - spiega il docente - la cifra è stata motivata sulla base del fatto che varrebbero le potenzialità reddituali e non il reddito effettivo. Quindi essendo io laureato e dipendente dell’università, dovrei secondo i giudici guadagnare di più». Il professore, che insegna diritto, aggiunge che «mai avrei pensato che la materia che ho studiato e che insegno potesse avere risvolti pratici così terribili per un uomo». Senza stipendio, il docente è stato costretto a tornare a vivere dai suoi genitori.

Per quanto l’allarme sul disagio economico vissuto dai padri separati sia elevato, c’è un altro aspetto che preoccupa quasi di più: «I figli delle coppie divorziate diventano un problema di salute pubblica» spiega Fumagalli tirando in ballo la cosiddetta “fatherless society”.

Secondo il dottor Vittorio Vezzetti, pediatra e autore di numerosi articoli scientifici sul tema, i figli di coppie separate che a causa delle difficoltà economiche non riescono a vedere con costanza uno dei due genitori sviluppano «conseguenze cliniche come malattie tumorali, malattie infiammatorie croniche, malattie metaboliche, malattie psichiatriche e alterazioni ormonali importanti».

Secondo i dati dell’Health psychology Open in Italia il 30% dei bambini figli di genitori separati perde il contatto con uno dei due genitori.

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