Norme & Tributi

Equo compenso solo per i legali

decreto legge fiscale

Equo compenso solo per i legali

Ritorna in primo piano l’equo compenso per gli avvocati. Il relatore al decreto fiscale, tra gli emendamenti presentati, ha di fatto riproposto il testo della misura stralciata dalla legge di bilancio. Nel testo si conferma il perimetro di applicazione della disposizione che è concentrato sulle prestazioni professionali rese dai legali a vantaggio di banche e assicurazioni. Prestazioni che sono regolate da convenzioni, di solito predisposte dal cliente “forte”.

E allora, più nel dettaglio si considerano, tra le altre, vessatorie, le clausole che consistono nella possibilità lasciata al cliente di modificare unilateralmente le condizioni del contratto, nell’attribuzione al cliente della facoltà di pretendere prestazioni aggiuntive che l’avvocato deve eseguire a titolo gratuito, nell’anticipazione delle spese della controversia a carico del professionista. In tutto sono 9 le tipologie di clausole da considerare in assunto come espressione di una prevaricazione nei confronti dell’avvocato.

E non basta che le clausole siano state oggetto di una trattativa e di un’approvazione. La sanzione introdotta è quella della nullità, ma il resto del contratto può rimanere valido. La nullità comunque opera solo a vantaggio dell’avvocato. In ogni caso l’azione indirizzata a fare valere l’azzeramento di una o più clausole della convenzione deve essere proposta entro 24 mesi dalla data di sottoscrizione della clausola stessa; il giudice provvederà poi a sostituire la clausola determinando il compenso sulla base dei parametri. Perplesso, nella forma e nel merito, il presidente della commissione Lavoro del Senato Maurizio Sacconi che contesta sia la singolarità del “veicolo”, il decreto fiscale, sia la mancata estensione delle norme a tutti i professionisti.

E negli emendamenti, ma tra quelli presentati dal Governo, trova posto anche l’annunciata esclusione dello stalking dal perimetro dei reati per i quali è possibile l’applicazione della nuova causa di estinzione per condotte riparative. Uno stralcio deciso per effetto del numero elevato di donne che subisce il delitto e perché, pur avendo la misura introdotta quest’estate una finalità di alleggerimento dei carichi di lavoro, tuttavia deve trovare un limite nel caso di reati particolarmente odiosi lesivi della dignità personale.

Il sottosegretario alla Presidenza del consiglio Maria Elena Boschi spiega che «siamo convinti che lo stalking non possa essere considerato alla stregua di altri reati. Non è un reato come un altro per tutte quelle donne che ogni giorno hanno paura di uscire di casa e la cui dignità è stata lesa in profondità per il resto della vita». Molto aveva fatto discutere nelle settimane scorse la decisione di un giudice torinese che aveva azzerato il procedimento a carico di un indagato per stalking dopo la presentazione di una modesta somma di denaro.

E infine, tra le correzioni messe in campo dal Governo, trova posto anche l’ampliamento dei casi in cui è possibile l’applicazione della confisca allargata. Si rimedia in questo modo a una segnalazione fatta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella al momento della promulgazione della legge con le modifiche al Codice antimafia di poche settimane fa. E allora nell’area della misura dovranno essere compresi, in coerenza con la necessità di rispondere a precise richiese comunitarie, i reati di corruzione tra privati, di uso illecito di carte di credito di accesso illecito a sistemi informatici.

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