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Protezione umanitaria all’immigrato che fugge per motivi sessuali

le sentenze della cassazione

Protezione umanitaria all’immigrato che fugge per motivi sessuali

Non può essere negata la protezione internazionale e umanitaria all'immigrato omosessuale che fugga dal Paese in cui l'omosessualità è perseguita come un reato. Nessun dubbio da parte della Cassazione: il mancato riconoscimento dello status di rifugiato a un soggetto penalizzato nell'esercizio delle proprie libertà democratiche costituisce violazione dell'articolo 10 della Costituzione. E poter esprimere liberamente la propria sessualità rientra tra queste libertà.

Il caso esaminato nell'ordinanza 26921 depositata ieri (14 novembre) vede come infelice protagonista un cittadino nigeriano indotto alla prostituzione nel Paese d'origine. Sorpreso con un cliente durante un blitz della polizia, l'uomo era riuscito a fuggire, raggiungendo l'Italia via mare. Nessuna chance per la sua famiglia (madre, compagna e figlio) uccisi - per vendetta - dalla famiglia del cliente cui aveva avuto una relazione.

Fredda l'accoglienza ricevuta in prima battuta nel nostro Paese: la Corte di appello di Ancona ha rigettato la richiesta di protezione, argomentando che non fosse stata dimostrata la sussistenza di una situazione di minaccia grave e individuale e che dal contesto narrato non si potesse desumere un intento persecutorio nei suoi confronti. I giudici avevano anzi definito «non pericolosa» la regione dell'Edo State, da cui proveniva l'immigrato (considerazione che, peraltro, confligge con i bollettini che arrivano da quella zona).

Non la pensano così i giudici della Suprema Corte, i quali rimproverano alla Corte di appello uno scarso approfondimento sulla Nigeria. Il combinato disposto tra il contesto socio-politico del Paese di origine e la situazione personale - si ricava dall'ordinanza depositata ieri - conferiscono coerenza e plausibilità al racconto dell'immigrato. Secondo la Cassazione, la situazione si configura come «a rischio» di minaccia grave e individuale e legittima una richiesta di protezione da parte della vittima. Che, pertanto, deve essere riconosciuta.

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