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Fake news, il giornalista deve sempre verificare le fonti

corte di cassazione

Fake news, il giornalista deve sempre verificare le fonti

Per un giornalista vale sempre l'obbligo di verificare le notizie: anche - anzi, a maggior ragione - quando la fonte sia il web, terreno insidiosissimo.

Carlo Lasi - candidato circoscrizionale di An nel milanese - non ha mai esploso colpi di pistola ai danni del proprio datore di lavoro e non è mai stato imputato del reato di tentato omicidio, come invece riportato erroneamente da un sito.
Una fake news costata cara all'autore del libro «Fascisteria» che - abbindolato dalle sirene del web - ha ripreso la notizia senza verificare. Per lui - cronista iscritto da 30 anni all'Albo - il tribunale di Trento ha disposto l'accusa di diffamazione, poi ridotta dalla Corte di appello in virtù delle attenuanti generiche. In linea anche la Suprema Corte.

Nella sentenza 52565 depositata oggi, i giudici stigmatizzano la leggerezza con cui il mondo del giornalismo maneggia le informazioni provenienti dalla Rete. In tema di diffamazione a mezzo stampa - scrivono i giudici - ai fini della configurabilità dell'esimente del diritto di cronaca giudiziaria, il giornalista deve esaminare e controllare attentamente la notizia, in modo da superare ogni dubbio. L'affidarsi in buona fede alla fonte non basta, soprattutto quando la fonte è costituita da altre pubblicazioni giornalistiche: il rischio è che ci si chiuda in un circuito autoreferenziale.

Nel caso esaminato, la pluralità di fonti cui diceva di essersi riferito il cronista, non erano altro che una pregressa pubblicazione on line, poi ripresa da altri siti e blog. È dunque da escludere - concludono i giudici - che si trattasse di un incrocio di fonti idonee a riscontrarsi reciprocamente.

Sarebbe bastato - come già suggerito dalla Corte trentina - cercare riscontri sulle pagine di cronaca dei quotidiani dove, giocoforza, non sarebbe stato difficili trovare riscontri sulle indagini e su eventuali processi. Un riscontro che avrebbe salvato l'attendibilità di un'opera che - non manca una stoccatina da parte dei giudici - «si atteggiava a vera e propria enciclopedia storica della destra italiana».

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