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«Detrarre più in fretta l’Iva delle fatture non pagate per…

corte di giustizia

«Detrarre più in fretta l’Iva delle fatture non pagate per fallimento»

  • –della redazione Norme
(Agf)
(Agf)

Il signor Enzo Di Maura proponeva alla Commissione Tributaria Provinciale di Siracusa un ricorso contro l'avviso di accertamento, notificatogli dall'Agenzia delle Entrate di Augusta, con il quale gli si contestava che egli, dopo aver emesso una fattura per 35.000 euro nei confronti di una società, aveva successivamente emesso nota di variazione in diminuzione dell'Iva, in considerazione del fatto che detta società era stata, nel frattempo, dichiarata fallita. Secondo l'Agenzia delle Entrate, invece, per il solo fatto dell'apertura di una procedura fallimentare, non vi era certezza dell'infruttuosità del credito; la variazione poteva essere effettuata, a detta dell'amministrazione finanziaria, solo alla scadenza del termine per il reclamo contro il decreto di chiusura del fallimento.

La Commissione tributaria provinciale di Siracusa dubita della compatibilità con la normativa europea nonché con i principi di proporzionalità, effettività e neutralità dell'applicazione dell'Iva, di una norma nazionale (o della sua interpretazione) che renda troppo oneroso, in primis in termini di tempistica, il recupero dell'imposta da parte del soggetto passivo, non consentendo la detrazione dell'Iva se non dopo la chiusura della procedura concorsuale (che può durare oltre dieci anni).

Va premesso che, a seguito della legge del 28 novembre 2015, n. 208, anche in Italia, come in altri Paesi europei, la detraibilità dell'Iva viene ammessa esplicitamente, in caso di mancato pagamento del prezzo, dalla data di apertura della procedura concorsuale. Tale disposizione si applica, però, solo alle procedure concorsuali avviate successIvamente al 31 dicembre 2016, mentre la pregressa disciplina continua ad applicarsi alle procedure concorsuali anteriori a tale data.

Con la sentenza odierna, la Corte statuisce che la direttIva Iva[1] osta ad una normatIva nazionale, come quella italiana anteriore al 2015, che subordina la riduzione della base imponibile Iva all'esito infruttuoso di una procedura concorsuale contro il debitore, quando tale procedura può durare più di dieci anni.

La Corte osserva che ammettere la possibilità per gli Stati membri di escludere del tutto la rettifica della base imponibile sarebbe contrario al principio di neutralità dell'Iva, da cui, in particolare, consegue che l'imprenditore, nella misura in cui riveste la qualità di collettore dell'Iva per conto dello Stato, deve essere totalmente esonerato dall'onere di tale imposizione.

Quando uno Stato, in via eccezionale, esclude la rettifica della base imponibile per il tempo necessario a stabilire se l'omesso pagamento sia definitivo, esso deve comunque rispettare il principio generale di proporzionalità, dovendo bilanciarsi l'interesse dello Stato alla riscossione dell'Iva con i diritti fondamentali dell'imprenditore garantiti dalla Carta, posto che l'anticipo dell'Iva incide sulla libertà professionale, la libertà d'impresa e il diritto fondamentale di proprietà. La Corte ritiene, ad esempio, che lo Stato potrebbe egualmente raggiungere lo scopo di riscossione dell'Iva accordando all'imprenditore la possibilità di ridurre la base imponibile in presenza di una ragionevole probabilità che il credito non sia onorato, salvo, poi, rIvalutare la base imponibile (aumentandola) nell'ipotesi in cui il debitore effettui il pagamento che era stato in un primo tempo ritenuto improbabile e, come tale, escluso dalla base imponibile.

La legislazione italiana ante 2015, quindi, a fronte di crediti divenuti irrecuperabili, chiedeva all'imprenditore di anticipare l'Iva per lo Stato per un tempo eccessivo, visto che, attraverso la procedura fallimentare, la certezza della definitIva irrecuperabilità del credito può essere acquisita, in pratica, solo dopo una decina di anni. Un termine simile è tale da far sopportare agli imprenditori soggetti a detta legislazione, nei casi di non pagamento di una fattura, uno svantaggio in termini di liquidità rispetto ai loro concorrenti di altri Stati membri: e ciò è manifestamente in grado di compromettere l'obiettivo di armonizzazione fiscale perseguito dalla sesta direttIva.

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