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Il pasticciere non è responsabile della crisi allergica del cliente

le sentenze della cassazione

Il pasticciere non è responsabile della crisi allergica del cliente

Non è responsabilità del pasticciere verificare o conoscere a menadito gli ingredienti dei prodotti messi in vendita. Nemmeno nel caso in cui un cliente abbia una reazione allergica.

La Cassazione ha ritenuto ingiustificato il licenziamento di un aiuto-pasticciere palermitano, chiamato in causa dalla srl per cui lavorava, con l'accusa di non aver verificato che il gelato servito a un cliente non contenesse latte o derivati, ai quali l'avventore - come da lui specificato - era allergico.
“Assolto” prima dal Tribunale di Palermo, poi dalla Corte di appello, l'uomo è stato definitivamente “scagionato” dalla Corte di Cassazione che, con la sentenza di ieri (numero 29239 del 6 dicembre) ha escluso l'ipotesi di condotta negligente e di conseguenza definito illegittimo il licenziamento.

In linea con i giudici di appello, la Suprema Corte ha ritenuto che non fosse esigibile da lavoratore - anche in relazione alla qualifica posseduta - la conoscenza del significato della sigla E427B apposta sull'etichetta del gelato confezionato, quale indicatore della presenza di derivati dalle proteine del latte.

La società, d'altronde, non lo aveva formato in tal senso, con la conseguenza che la condotta contestata non fosse connotata da quel grado di grave negligenza necessario per giustificare la risoluzione del rapporto di lavoro.

Il dipendente aveva inoltre lamentato che l'informativa con l'elenco degli ingredienti dei prodotti confezionati fosse stata affissa soltanto pochi giorni prima dell'incidente, senza alcuna enfasi e - per di più - in prossimità della cucina, dove i pasticcieri si recavano solo occasionalmente.

Mettendo insieme tutti i tasselli, la Cassazione è tranchant nell'affermare che il quadro non connota quel grado di negligenza idoneo a compromettere il vincolo di fiducia con il datore di lavoro. I giudici - si apprende dalla sentenza depositata ieri - non riscontrano infatti quella “grave negazione degli elementi essenziali del rapporto di lavoro e, in particolare, dell'elemento fiduciario, tale da costituire giusta causa di licenziamento”. L'irrogazione della massima sanzione disciplinare - stigmatizzano i giudici - risulta giustificata solamente in presenza di un notevole inadempimento degli obblighi contrattuali, tali da non consentire la prosecuzione neppure provvisoria del rapporto. e l'assenza di una colpa esclude ogni possibile responsabilità in relazione ai danni lamentati quali conseguenza della condotta lamentata.

Il ricorso della srl è pertanto respinto.

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