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Rendite finanziarie, le trappole da evitare per la nuova tassazione al…

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FISCO E RISPARMIO

Rendite finanziarie, le trappole da evitare per la nuova tassazione al 26%

Ma conviene davvero o no? L’uniformazione della tassazione sulle rendite finanziarie al 26% prevista dalla legge di bilancio appena approvata dal Parlamento chiama a operare delle valutazioni preventive sulla distribuzione di utili. Questo perché è stata prevista (sempre all’interno della manovra) una sorta di exit way attraverso un regime transitorio applicabile ai dividendi prodotti fino al 31 dicembre 2017.

Facciamo un passo indietro. Le nuove regole di tassazione dei dividendi anche alle partecipazioni qualificate (quelle oltre il 2% dei voti in assemblea ordinaria o il 5% del capitale per le società con azioni negoziate in mercati regolamentati oppure oltre il 20% dei voti o 25% del capitale negli altri casi) con la ritenuta a titolo d’imposta o l’imposta sostitutiva del 26% si applicano ai redditi di capitale percepiti a partire dal 1° gennaio 2018.

La via d’uscita temporanea

Come anticipato, per chi volesse evitare la nuova tassazione una via d’uscita c’è, anche se temporanea. Le distribuzioni di utili prodotti fino al 31 dicembre 2017 e deliberate dalla società di capitale dal 1º gennaio 2018 al 31 dicembre 2022 mantengono ancora le vecchie regole di tassazione che sono state aggiornate nei mesi scorsi dal ministero dell’Economia (Dm 26 maggio 2017) alla luce della riduzione dell’aliquota Ires dal 27,5% al 24 per cento.

Pertanto, gli utili prodotti fino al 2017 incluso, se distribuiti dal 1º gennaio 2018 al 31 dicembre 2022, continueranno a scontare il regime precedente, con obbligo di indicazione in dichiarazione dei redditi, inclusione parziale del dividendo nel reddito imponibile e assoggettamento alle aliquote ordinarie Irpef e addizionali comunali e regionali.

Prelievo fiscale differenziato
La quota di dividendi da includere nell’imponibile Irpef è diversa a seconda degli anni:
•40% per gli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007
•49,72% per gli utili prodotti dal 2008 e fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2016;
•58,14% per gli utili prodotti nel 2017 (esercizio successivo a quello in corso al 31 dicembre 2016).

Pertanto, per un socio con reddito superiore a 75mila euro - e che quindi ha un’aliquota marginale Irpef del 43% oltre addizionali regionali e comunali che si ipotizzano pari al 2,5% (quindi tassazione complessiva del 45,5%) - la tassazione dei dividendi in base al vecchio regime sarà pari a:

•18,2% gli utili prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007 (40%*45,5%)
•22,62% per gli utili prodotti dal 2008 e fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2016 (49,72%*45,5%);
•26,45% per gli utili prodotti nel 2017 (58,14%*45,5%).

Le variabili in gioco
Ad esclusione degli utili prodotti nel corso del 2017 (per i quali il passaggio al 26% è sostanzialmente indifferente, tenendo conto delle addizionali regionali e comunali), l’applicazione delle vecchie regole potrebbe risultare più conveniente dal punto di vista fiscale soprattutto per i contribuenti con reddito imponibile inferiore a 75mila euro, che quindi applicano aliquote Irpef più basse.

È chiaro, però, che i modelli di simulazione non possono tenere conto di tutte le variabili in gioco. Ad esempio, sicuramente le aree in cui le addizionali regionali e comunali sono al massimo potrebbero far leggermente crescere la convenienza del nuovo sistema di tassazione.

Gli utili di vecchia data
L’applicazione delle regole preesistenti può risultare più vantaggiosa per gli utili più vecchi, prodotti fino all’esercizio in corso al 31 dicembre 2007. Vale la pena ricordare che i dividendi distribuiti nel corso del periodo transitorio si considerano prioritariamente formati con utili prodotti fino al 2007, poi fino al 2016 e - solo dopo aver assorbito tutte le riserve preesistenti - con gli utili 2017.

Per le imprese che hanno riserve di utili prodotti in esercizi passati potrebbe quindi essere particolarmente conveniente avvalersi della normativa transitoria e procedere a distribuire dividendi ai soci nell’arco temporale 2018-2022. Dopo questa data, tutti i dividendi sconteranno la tassazione secca del 26%, indipendentemente dall’esercizio di formazione.

Le distribuzioni di utili deliberate e non pagate
Altro aspetto da monitorare con attenzione è il caso in cui la società in cui il risparmiatore/contribuente detiene parteciapazioni abbia già deliberato la distribuzione dei dividendi nel corso del 2017 ma non li abbia ancora pagati alla data del passaggio al nuovo regime.

La disciplina transitoria, infatti, riguarda soltanto le distribuzioni “deliberate” a partire dal 1° gennaio 2018 . Che cosa significa in concreto? Che non si può applicare agli utili pagati dal 1° gennaio ma la cui delibera è arrivata nel 2017 o in precedenza.

In tali situazioni, l’unico modo per evitare l’applicazione del nuovo regime e tassare i dividendi secondo le vecchie regole (inclusione parziale nel reddito imponibile a seconda dell’anno di produzione degli utili) è necessario che entro il 31 dicembre 2017 intervenga anche il pagamento dei dividendi già deliberati.
In caso contrario, per i soci che incassano nel 2018 il dividendo deliberato nel 2017, scatterebbe direttamente l’applicazione della ritenuta del 26 per cento.

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