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Sulle presunzioni Cassazione ancora fuori linea

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L'Analisi|fisco e costituzione

Sulle presunzioni Cassazione ancora fuori linea

Con riferimento alla rinata presunzione legale prevista dall’articolo 32 Dpr 600/1973, relativa ai versamenti effettuati su conto corrente bancario intestato a professionisti o lavoratori autonomi, ad avviso della Cassazione (sentenza 19806/2017) permane l’obbligo, da parte del contribuente, di provare analiticamente l’estraneità dei versamenti alla formazione del proprio reddito.

Diverse pronunce di Cassazione (23041/15, 16440/16, 12779/16, ordinanze 24862 e 19970/16) hanno ritenuto essere venuta meno la presunzione di imputazione ai “compensi” dei lavoratori autonomi o dei professionisti intellettuali sia dei prelevamenti che dei versamenti operati sui conti bancari.

Al contrario, la recente sentenza di Cassazione 19806/17 oppone il diverso orientamento secondo cui, in tema di accertamento, resta invariata la presunzione legale posta dal Dpr 600/73, articolo 32, con riferimento ai versamenti effettuati su un conto corrente dal professionista o lavoratore autonomo. Sicché questi ha l’onere di provare in modo analitico l’estraneità di tali movimenti ai fatti imponibili. Infatti, è venuta meno, dopo la sentenza della Corte costituzionale 228/14, l’equiparazione logica tra attività imprenditoriale e professionale limitatamente ai prelevamenti sui conti correnti.

Per quanto maggior numero di sentenze non significhi necessariamente maggior peso, è indubbia la spaccatura della Suprema Corte che può portare a una nuova deriva interpretativa, in contrasto con la pronuncia della Corte Costituzionale 228/14.

Nell’intervenire su una sentenza regionale del 2011, quindi anteriore alla pronuncia della Consulta, la Cassazione illustra il proprio orientamento interpretando e salvando - a suo dire - la coerenza della sentenza costituzionale.

Anzitutto si richiama la norma previgente. L’articolo 32, comma 1, n. 2, Dpr 600/73, prevedeva, in relazione ai rapporti e alle operazioni (anche) bancarie, che «sono altresì posti come ricavi o compensi a base delle stesse rettifiche e accertamenti, se il contribuente non ne indica il soggetto beneficiario e sempreché non risultino dalle scritture contabili, i prelevamenti o gli importi riscossi nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni». Tale norma è stata oggetto di intervento della Consulta, certamente applicabile retroattivamente, quale ius superveniens, ai rapporti non ancora definiti da giudicato.

Con sentenza n. 228/14 la Corte Costituzionale, dichiarando l’illegittimità costituzionale della sopra riportata disposizione limitatamente alle parole «o compensi», ha rilevato, infatti, la contrarietà della norma al principio di ragionevolezza e di capacità contributiva, ritenendo «arbitrario ipotizzare che i prelievi ingiustificati da conti correnti bancari effettuati da un lavoratore autonomo siano destinati a un investimento nell’ambito della propria attività professionale e che questo a sua volta sia produttivo di un reddito».

Secondo la Cassazione vi sarebbe una sorta di discrasia tra motivazione e dispositivo nella sentenza del giudice delle leggi. Spiega la Cassazione che nella motivazione della sentenza 228 /14 si fa riferimento ai soli prelevamenti dai conti bancari e nel dispositivo, invece, viene sancita in maniera perentoria l’illegittimità costituzionale della disposizione censurata (l’articolo 32, comma 1°, n. 2, secondo periodo, Dpr 600 / 73 citato), «limitatamente alle parole o compensi», che nell’architettura della disposizione è posta con riferimento ai prelevamenti, ma anche «agli importi riscossi nell’ambito dei predetti rapporti od operazioni», che potrebbero far pensare ai versamenti.

La Cassazione individua e limita la portata della sentenza della Corte Costituzionale, segnata da un apparente contrasto tra motivazione e dispositivo. Quindi, il dispositivo della sentenza 228/14 va integrato con la motivazione che precede: la Corte Costituzionale ha inteso escludere l’operatività della presunzione legale basata sugli accertamenti bancari, nei confronti dei lavoratori autonomi, solo ed esclusivamente ai prelevamenti e non anche ai versamenti in conto.

La Suprema Corte si profonde in un’opera di salvataggio della coerenza della sentenza della Corte Costituzionale che, in concreto, appare una ultronea, oltre che indebita, limitazione della portata formale e sostanziale di tale ultima pronuncia. La parola dovrà necessariamente passare alle sezioni unite, per sanare il contrasto in seno alla Cassazione, e, in ultima istanza, alla Corte Costituzionale, non essendo delegabile alla Corte di Cassazione l’interpretazione autentica delle proprie sentenze.

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