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Il segreto bancario resta fuori dalla Costituzione svizzera

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lotta all’evasione

Il segreto bancario resta fuori dalla Costituzione svizzera

(Marka)
(Marka)

Il «segreto bancario» non entrerà nella Costituzione federale della Svizzera. La decisione di ritirare la proposta di “blindare” il più famoso degli atout elvetici, avanzata nel 2013 con lo slogan «Sì alla protezione della sfera privata», è stata annunciata dallo stesso comitato promotore, soddisfatto dalla decisione del Parlamento di mantenere il segreto bancario per i clienti residenti in Svizzera. La partita infatti, oggi come allora, si giocava soprattutto sulla reputazione internazionale di riservatezza per patrimoni in cerca di tranquillità alpina.

Il banchiere Tanner, alfiere del partito della Unione democratica di centro (la destra del parlamento svizzero), ha ritirato l’iniziativa che voleva il segreto bancario scolpito nella Costituzione svizzera. I Cantoni, preoccupati per le finanze sempre meno floride, erano contrari, e così le grandi banche, preoccupate di un segnale negativo verso le organizzazioni internazionali che negli ultimi anni hanno “spinto” la Confederazione verso la trasparenza. Tutto quindi resterà come prima. Il Fisco svizzero non potrà indagare nelle banche, salvo il caso di frode fiscale. Rimane in vita l’infrazione minore, definita come «sottrazione fiscale», che non viene perseguita dal pubblico ministero, bensí soltanto dal Fisco. E con gli occhi bendati, nel senso che l’amministrazione in questi casi non può chiedere informazioni alle banche.

Sonni tranquilli quindi per gli evasori fiscali, sia quelli con il passaporto svizzero sia quelli con passaporto straniero (italiani in testa) ma sottoposti alla sovranità fiscale svizzera e che non si sono regolarizzati, con la voluntary disclosure elvetica (che ha portato nelle casse federali 15 miliardi di franchi). Vd che chiuderà a settembre 2018, quando le autodenunce perderanno il requisito legale della “spontaneità” in coincidenza con lo scambio automatico di informazioni con i primi 38 Paesi convenzionati, cui seguirà, nel 2019, lo scambio con il secondo lotto di 41 Paesi. Ma intanto rimane nella Costituzione federale, come nella Convenzione per i diritti umani, il diritto alla privacy, codificato nella legislazione sulla protezione dei dati.

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