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Campione di tenacia: ecco perché il 90enne Cipolletta da Recanati…

corte dei diritti dell’uomo

Campione di tenacia: ecco perché il 90enne Cipolletta da Recanati riavrà (dal 1985) 100mila euro

L'Italia deve introdurre misure che permettano ai creditori di società messe in liquidazione coatta amministrativa di far valere i loro diritti davanti a un
tribunale nazionale. L'ha stabilito la Corte di Strasburgo che ha condannato l'Italia per aver violato i diritti di Aldo Cipolletta che dopo oltre 20-30 anni - dipende da quando si parte - non si è ancora visto restituire quanto gli era dovuto (più di 100mila euro) e alla luce della mancanza di strumenti giuridici attraverso cui far valere i propri interessi.

Cos’è successo
Nel fascicolo Cipolletta v. Italia numero 38259/09 della Corte europea dei diritti dell'uomo (Cedu) si narra la vicenda di Aldo Cipolletta nato nel 1928 e residente a Recanati (Italia). Il caso riguarda il suo reclamo su una procedura di liquidazione.

Il 30 aprile 1985 (33 anni fa !?) il tribunale distrettuale di Macerata dichiarò insolvente una società cooperativa di edilizia abitativa di cui Aldo Cipolletta sosteneva di essere un creditore. La società era stata posta in “liquidazione amministrativa” sotto la gestione di un liquidatore.

Nel settembre 1986, Aldo Cipolletta ha contestato l'elenco delle domande per il motivo che la sua non era stata inclusa.

Con sentenza del 17 aprile 1997, il tribunale distrettuale di Macerata ha accertato che il sig. Cipolletta e il liquidatore avevano firmato un accordo che riconosceva l'esistenza di un credito di circa 129.114 euro e aveva modificato di conseguenza l'elenco delle domande: 11 anni dopo.

Secondo le informazioni fornite alla Cedu dal sig. Cipolletta il 24 dicembre 2010, la procedura di liquidazione era ancora pendente a tale data.

“Violato (alla grande) il principio del termine ragionevole”

 

Il sig. Cipolletta non aveva avviato una “procedura Pinto” in quanto la Corte di cassazione avrebbe considerato la cosiddetta “legge Pinto” inapplicabile ai procedimenti di “liquidazione amministrativa”.

Basandosi sull'articolo 13 (diritto a un ricorso effettivo) e 14 (divieto di discriminazione), il sig. Cipolletta afferma che la durata del procedimento di “liquidazione amministrativa” ha violato il principio del “termine ragionevole”.

Si lamenta anche che il rimedio ai sensi della “Pinto Act” è stato inefficace.

E Mr Cipolletta da Recanati del 1928 ha avuto ragione, 33 anni dopo, trascorrendo dal 57° al 90° anno in compagnia di un credito visibile solo a lui.

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