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Uccise con un piccone, Kabobo verso la conferma della condanna a venti anni

corte di cassazione

Uccise con un piccone, Kabobo verso la conferma della condanna a venti anni

Sarà il giudice dell'esecuzione della pena a decidere se applicare ad Adam Kabobo, il ghanese che nel 2013, a Milano, uccise tre persone a colpi di piccone e ne ferì altre due, lo «sconto di pena per la continuazione del reato» sulle condanne definitive a venti e a otto anni di reclusione riportate nei due procedimenti - svoltisi separatamente - per omicidio e tentato omicidio.
È quanto si legge nella sentenza 979 depositata oggi e relativa ai soli due casi di tentato omicidio.

Il primo processo del ghanese si è concluso nel 2016 con la condanna a 20 anni per i tre omicidi. Nel processo con rito abbreviato il gup gli ha riconosciuto la semi-infermità mentale, accogliendo la tesi accusatoria del pm, che riteneva l'omicida capace di intendere e volere, nonostante fosse affetto da schizofrenia paranoide.

Nella sentenza di oggi, frutto di una pubblica udienza del 6 luglio scorso, i giudici definiscono “da confermare” la condanna a otto anni di carcere decisa dalla Corte di appello di Milano nel gennaio 2016, senza concessione di attenuanti, per i due tentati omicidi.

Sulla richiesta di applicazione della continuazione del reato (i fatti si consumarono tutti nell'arco di due ore), la Suprema Corte argomenta che la competenza è del giudice dell'esecuzione della pena. Come ampiamente illustrato nella sentenza, il ricorso contro le condanne per tentato omicidio è arrivato in Cassazione quando ancora era sub judice il processo di appello per i tre omicidi. I giudici della Suprema Corte, di conseguenza, non possono esprimere un giudizio su questioni non ancora valutate dai giudici di merito, perchè questo implicherebbe valutazioni di fatto precluse alla Cassazione.
Se il giudice della esecuzione riconoscerà l'applicazione della continuazione del reato, per l'omicida si profilano non più di venti anni di carcere.

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