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In adozione il figlio di Boettcher e Levato, la coppia dell'acido

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corte di cassazione

In adozione il figlio di Boettcher e Levato, la coppia dell'acido

(Fotogramma)
(Fotogramma)

Sarà dato in adozione il figlio di Martina Levato e Alexander Boettcher, i due giovani responsabili delle aggressioni con l'acido messe a segno a Milano nel 2014. Con la sentenza 1431 depositata oggi (19 gennaio) la Cassazione ha respinto il ricorso dei genitori e confermato l'adottabilità del bambino nato nell'agosto 2015 - quando la Levato era già in carcere - e che oggi è in pre-affido presso una famiglia.

Respinto anche il ricorso dei nonni che, nell'udienza del 30 novembre scorso, si erano proposti come adottanti, tramite il sostituto pg della Suprema Corte.
Ventitrè anni in grado di appello e 14 anni di carcere per lui (le motivazioni di quest'ultima condanna sono state depositate due giorni fa con la sentenza definitiva 1928) e 20 anni per lei: i due giovani sono in carcere dal 2014 per aver aggredito con l'acido tre persone.

Comportamenti delittuosi gravissimi - secondo i giudici - compiuti quando la Levato aveva ancora in grembo il piccolo e rivelatori di anomalie caratteriali della personalità.

«Nessuno dei due - stigmatizza la Suprema Corte - sarebbe in grado di garantire al bambino uno sviluppo psicofisico sereno ed equilibrato, negli anni più delicati della crescita».

Non sono mancati i tentativi di scongiurare questo verdetto da parte del pg. «Ogni bambino ha diritto di crescere nella famiglia in cui è nato», aveva argomentato durante l'ultima requisitoria, nel tentativo di convincere i giudici. Che però sono stati tranchant, mettendo in campo tutto il rigore che si richiede nella valutazione dello stato di adottabilità.

Nella corposa sentenza depositata oggi, la Cassazione rilancia il principio supremo ormai invalso nel diritto di famiglia secondo cui l'esigenza prioritaria di un figlio di vivere nella propria famiglia di origine può essere sacrificata in nome di un equilibrato e armonioso sviluppo della sua personalità».
I giudici riconoscono che è in atto un percorso terapeutico per la madre (psichiatra e consulente di parte hanno parlato di una “metamorfosi radicale” della ragazza, iniziata dopo la nascita del figlio), che potrebbe condurla in futuro ad una maturazione della propria personalità, ma definiscono incompatibili con i le esigenze immediate di un bambino i tempi di attesa di questa «auspicabile evoluzione». Al momento lei - come lui - non hanno ancora dimostrato un reale pentimento, sintomo della mancanza di rielaborazione critica del loro vissuto.
Inadeguati anche i nonni che, nel corso degli anni, hanno dimostrato una significativa fragilità emotiva di tipo narcisistico e scarsa empatia con il minore, lasciando trapelare una totale inconsapevolezza della gravità del comportamento dei propri figli.

«I figli non si tolgono nemmeno ai mafiosi», aveva arringato la difesa. «Dare in adozione un figlio equivarrebbe a una non consentita operazione di genetica familiare, come se il piccolo fosse nato con una macchia». Martina ha già annunciato, tramite il proprio legale, che farà ricorso alla Corte europea.

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