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Sulle intercettazioni penalizzati difesa e informazione

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Sulle intercettazioni penalizzati difesa e informazione

Il decreto delegato sulle intercettazioni muoverà i suoi primi passi nel 2018. Può essere considerato parte di una più ampia politica penalistica da tempo orientata verso il diritto penale d’autore: cioè quello che descrive il fatto criminoso in ragione delle caratteristiche del reo e non in forza del fatto materiale di reato.

L’involuzione verso la punibilità dell’intenzione delittuosa probabilmente concorre a spiegare un ricorso troppo ampio e quindi abusivo alle intercettazioni. Ne può infatti venire che siano disposte dai giudici non più come strumenti probatori di ultima istanza, ma come rimedi ordinari utili per offrire ulteriori elementi idonei a comporre la fisionomia criminale, da porre a fondamento della punizione unitamente alla – e magari in luogo della - materialità della condotta.

È una filosofia di dubbia costituzionalità, perché contraddice il principio della materialità del fatto di reato. Da essa non si affranca il decreto, che nel tentativo di porre argini – probabilmente poco efficaci - all’abuso dello strumento incorre anzi in una seconda incostituzionalità.

Il decreto distingue opportunamente ciò che è penalmente irrilevante da ciò che non lo è, affidando questo delicato compito alla coppia pubblico ministero-giudice per le indagini preliminari.

Solo dopo la cernita sarà compilato l’elenco, visionabile anche dalla difesa per eventuali contestazioni ma in tempi molto ristretti e con forti limitazioni. Quindi per evitare che anche l’irrilevante penale sia riversato nell’originaria udienza stralcio, che si prestava alle facili fughe di notizie, esso viene chiuso in un armadio, le cui chiavi sono custodite dal pubblico ministero.

Ebbene, questa fase non vede Pm e imputato operare su un piano di parità. Il Pm ha il vantaggio della prima mossa su cui il difensore interviene solo in secondo momento, in una dialettica processuale non ossequiosa dei principi di cui agli articoli 27 e 111 della Costituzione: presunzione di innocenza e parità delle parti.

Andiamo poi alla fase dell’ordinanza cautelare, in cui il Gip porta a conoscenza delle parti e dei giornalisti le intercettazioni penalmente rilevanti.

Si riconosce così effettivamente a ogni giornalista il pari diritto di accedere al materiale giudiziario, e si rende ininfluente il fatto che solo taluni dispongono di canali personali e privilegiati. Ma rimane ancora un punto oscuro: che fine fa il materiale valutato dal Pm come penalmente irrilevante?

A esso è precluso l’accesso perché chiuso nella cassaforte del giudice, che con una valutazione unica ha deciso la sua inutilità penale ma indirettamente anche la sua inutilità sociale come notizia.

E se il disegno normativo sulle intercettazioni è censurabile quanto al profilo penalistico per le incostituzionalità prima denunciate, ancor meno saranno apprezzabili i suoi effetti sulla relazione informativa.

Infatti, il giornalista interessato a narrare fatti di pubblica utilità non potrà farlo se quei fatti sono stati valutati dal giudice penalmente insignificanti, perché sono divenuti anche irrilevanti ai fini informativi.

Questa automatica coincidenza suggerisce un'ultima riflessione: quale valore ha fatto retrocedere il nostro diritto di essere informati? La riservatezza? Ma se così fosse, perché sottrarre proprio all’Autorità ad hoc la valutazione sull’utilità sociale del fatto di cronaca? La riservatezza va dunque esclusa.

Il danno all’informazione può rivelarsi grave, come è messo in evidenza dalla fortuita coincidenza del decreto con l’avvio della campagna elettorale.

Si sottolinea infatti come la politica possa temere fughe di notizie che portino a conoscenza degli elettori fatti o comportamenti che si preferirebbe fossero ignorati.

Ma in una democrazia il sommo bene da difendere non è il diritto al voto consapevole? E può mai essere utile celebrare anniversari e difendere a parole la Costituzione se poi la si calpesta con gli atti normativi?
*Osservatorio Fondazione Bruno Visentini-Ceradi, a cura di Valeria Panzironi

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