Norme & Tributi

Dall’Ires alle detrazioni Iva: tasse a ostacoli per le aziende

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il fisco delle imprese

Dall’Ires alle detrazioni Iva: tasse a ostacoli per le aziende

(Agf)
(Agf)

Il 2017 si è chiuso all’insegna dell’incertezza e il nuovo anno non è da meno per il fisco sulle imprese. A minare la stabilità delle regole in campo tributario non c’è solo la questione dell’imposta di registro sulle cessioni d’azienda e l’incognita sulla decorrenza delle nuove regole (come riportato sul Sole 24 Ore di martedì 6 febbraio), su cui è tornata anche Assonime con una circolare per descrivere la complessa situazione che si è venuta a determinare. A questa, infatti, si aggiungono almeno altri quattro nodi che hanno travolto il tax planning delle imprese. Al primo posto la detrazione Iva, su cui la manovra correttiva ha imposto un termine capestro per le imprese.

Non è bastata la buona volontà dell’agenzia delle Entrate ad andare incontro alle esigenze di categorie produttive e professionisti che avrebbero visto andare in fumo milioni di legittime detrazioni per le fatture non ancora registrate. Ora la chance decisa con una circolare interpretativa di vincolare il diritto a una serie di requisiti come l’esigibilità dell’imposta e la data di ricezione della fattura può dare un po’ più di fiato alle imprese almeno per quanto riguarda le fatture di fine 2017. Il problema resta e richiede una modifica normativa visto che la soluzione adottata implicitamente lascia intendere che il termine annuale della detrazione Iva non funziona.

Per restare sulla stessa imposta, l’altro nodo non sciolto è il recupero dei crediti nelle crisi d’impresa. Il cambiamento di rotta - inizialmente previsto dalla legge di Stabilità 2016 - per tornare in “possesso” dell’Iva già versata all’avvio delle procedure concorsuali è rimasto solo sulla carta. Con la beffa finale: anziché entrare in vigore il 1° gennaio 2017, si è tornati al passato. Il risultato è che bisogna aspettare tempi lunghissimi e sperare, insinuandosi al passivo anche per crediti di modesta entità (ma che nel complesso valgono milioni di euro) e attendendo la chiusura della procedura per riottenere quel che resta della “propria” Iva. Un problema molto diffuso tra le imprese di comunicazione che vantano spesso micro-crediti.

L’altra doccia fredda riguarda l’Ires. E questa volta sì che è retroattiva. Peccato però che lo sia a sfavore delle imprese in piena violazione dello Statuto del contribuente: ritornato in questi giorni di moda solo per la campagna elettorale. Eliminare i dividendi esteri dal calcolo del Rol si è trasformato in una forte penalizzazione per tutte le aziende che avevano scommesso sull’internazionalizzazione per differenziare la produzione e reggere l’urto della crisi economica. La scelta del legislatore di fine anno ha, di fatto, creato una disparità di trattamento fra chi ha osato oltre confine e chi è rimasto nei limiti nazionali.

Sempre nell’ottica del fisco internazionale, manca ancora un coordinamento con le linee guida Ocse sulla valutazione dei prezzi di trasferimento. Nonostante fosse stato imposto un allineamento dalla manovra correttiva della scorsa primavera (Dl 50/2017), i controlli sul transfer pricing scontano ancora un’elevata eterogeneità. E dal ministero dell’Economia si attende ancora il decreto che fissa gli indirizzi e le regole per l’adeguamento alle pratiche adottate in sede internazionale.

Infine, il capitolo Pmi e autonomi. Sul rinvio dell’Iri, avvenuto a scelte di riorganizzazione interna e di versamento degli acconti già effettuati, ma anche sui problemi irrisolti delle rimanenze nel regime per cassa molto si è detto e scritto ma nulla si è fatto in termini pro contribuente. Si rischia quindi di ripetere quanto avviene da anni con l’autonoma organizzazione, ossia il presupposto in base al quale si è obbligati a versare l’Irap. Tante le proposte formulate nel tempo per l’esclusione di chi non possiede questo parametro ma poi si è lasciato tutto alle decisioni dei giudici. E l’incertezza del diritto continua a regnare sovrana.

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