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Banche: l’investitore è operatore qualificato solo se lo dichiara

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Intermediazione finanziaria

Banche: l’investitore è operatore qualificato solo se lo dichiara

La banca non può considerare operatore qualificato l’investitore basandosi solo sul suo ruolo di gestore di una holding quotata in borsa. Perché siano infatti integrati i requisiti di professionalità richiesti dalla Consob (articolo 31 del Regolamento) è, infatti, necessario che la persona fisica manifesti all’intermediario finanziario la sua volontà di essere considerata tale. La Corte di cassazione, con la sentenza 4460, respinge il ricorso dell’istituto di credito, contro la condanna a risarcire il danno al cliente che aveva in due tempi investito un milione e 250 mila euro in “azioni” parmalat, su consiglio della banca, mentre la sua scelta sarebbe caduta su altre obbligazioni. Il cliente aveva avuto piena soddisfazione in primo grado ottenendo la restituzione del denaro investito: importo che in appello era stato decurtato di circa 29 mila euro.

L’investitore aveva contestato alla banca di aver agito in conflitto di interessi, un addebito negato dalla ricorrente che aveva in ogni caso fatto presente ai giudici che la disposizione sul conflitto di interessi non si applica (articolo 27) nei rapporti tra intermediari autorizzati e operatori qualificati. Circostanza che i giudici non contestano ma che considerano ininfluente nel caso esaminato, perché l’investitore non poteva essere considerato operatore qualificato, malgrado il suo “curriculum”, dal quale risultava anche una specializzazione come operatore finanziario, conseguita presso una prestigiosa università. Inutilmente l’istituto di credito aveva fatto presente che l’investitore in questione era al vertice di due importanti società quotate in borsa, ruoli che, di per sè, integravano il requisito della professionalità. Ad avviso della ricorrente la Corte di merito avrebbe male interpretato l’articolo 31 ritenendo insufficienti i requisiti di professionalità posseduti dalla persone fisica se questa non dichiara espressamente di averli. Per la banca la dichiarazione scritta sarebbe necessaria solo per le categorie di soggetti per i quali non sussistano requisiti oggettivi connessi ad una specifica attività professionale. Secondo la Cassazione invece la Corte d’Appello ha bene applicato la norma: non importa che l’investitore sia un manager o un amministratore, se vuole essere considerato operatore qualificato deve dirlo.

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