Norme & Tributi

Domanda e offerta di lavoro in filiera per recuperare gli esuberi

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A «TUTTOLAVORO»

Domanda e offerta di lavoro in filiera per recuperare gli esuberi

Mettere assieme domanda e offerta di lavoro fra aziende dello stesso settore, ragionando in una logica di filiera. È questo uno degli obiettivi su cui sta lavorando l'Agenzia nazionale per le politiche attive. Lo ha dichiarato stamane il presidente dell'Anpal, Maurizio Del Conte, nel corso della nona edizione di “Tuttolavoro”, l'evento organizzato dal Sole 24 Ore nella sede milanese di via Monte Rosa.

«Stiamo cercando di cambiare la cultura di questo Paese attraverso leve concrete - ha sottolineato Del Conto -e per questo negli ultimi mesi abbiamo avuto tanti incontri con multinazionali per mettere insieme una rete d'interscambio del lavoro. Grazie a un accordo con Asstel, siamo partiti dal settore delle telecomunicazioni, in cui stiamo assistendo a numerose operazioni che avranno impatto su occupazione attuale sia sul fronte della formazione, sia su quello della mobilità. Ciò non significa, tuttavia, che le persone in uscita non possano avere una rioccupabilità in altri aziende di settore e per questo è fondamentale creare un sistema che consenta la mobilità fra attori del mercato del lavoro».

Come è emerso nel corso del convegno, quello delle politiche attive, assieme alla formazione, rappresenta uno degli strumenti principali per l'aumento del tasso occupazionale del paese, fissato lo scorso dicembre a quota 58% secondo i dati Istat, nonostante gli effetti comunque positivi generati dal Jobs act.

Un'altra carta da spendere per aumentare la forza lavoro nazionale è quella degli incentivi in entrata, grazie a quegli sgravi contributivi che la legge 205/17 (bilancio 2019) ha reso strutturali. Uno strumento importante, secondo il direttore dell'Area Lavoro e Welfare di Confindustria, Pierangelo Albini, ma non risolutivo. «In questi ultimi tre anni - ha spiegato Albini - si è visto che le politiche degli incentivi hanno avuto degli effetti sulle scelte aziendali, ma non sono queste misure di incentivazione a determinare effetti sul trend occupazionale del Paese. In quest'ultimo anno, ad esempio, si è visto che, quando il bonus è finito, le scelte degli imprenditori sono tornate a privilegiare il contratto a termine».

Anche per il vicepresidente del Consiglio nazionale dell'Ordine dei consulenti del lavoro, Vincenzo Silvestri, «l'utilizzo dei bonus non può essere l'unica politica per migliorare il tasso di occupazione italiano. Scelte di questo tipo - ha sottolineato Silvestri - sono state effettuare a partire dagli anni Sessanta e se siamo ancora qui a discuterne è palese che non bastano». Secondo il rappresentante dei professionisti, peraltro, più di qualche critica può essere mossa anche sul fronte della fruibilità degli sgravi, non sempre agevole per l'intrecciarsi di normative comunitarie e nazionali.

Nel corso di “Tuttolavoro” si è parlato molto anche di flessibilità in uscita, toccando inevitabilmente il tema pensionistico. La flessibilità previdenziale già oggi, ma ancor più in futuro, sarà garantita da un sistema di redditi ponte, a carico del bilancio pubblico per le persone in difficoltà, con onere sostenuto dal diretto interessato per tutti gli altri. Questo il quadro delineato da Stefano Patriarca, consigliere della presidenza del Consiglio dei ministri, che nel suo intervento ha fornito delle indicazioni sul funzionamento dell'Ape volontario e sullo stato attuale dei conti previdenziali dello Stato e delle proiezioni future.
Dai dati illustrati da Patriarca emerge che di flessibilità pensionistica in passato ce n'è stata fin troppa, quale conseguenza delle varie forme di pensionamento anticipato a disposizione dei lavoratori tra cui le baby pensioni (di cui molte ancora in pagamento oggi) e quelle di anzianità (dal 1997 al 2016 utilizzate da 4,5 milioni di persone con una spesa di 95 miliardi di euro, mentre quelle di vecchiaia pesano per un terzo sui conti).

Oggi non ci sono più margini per interventi di flessibilità a carico dello Stato, di conseguenza la soluzione individuata dal legislatore, e già avviata con l'Ape volontario, quello aziendale e quello sociale e la Rita (rendita integrativa temporanea anticipata) è di spostare il più possibile l'onere di tali interventi a carico dei beneficiari degli stessi.

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