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Scuola, legittimo il rifiuto della seconda proroga a pensionato

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Scuola, legittimo il rifiuto della seconda proroga a pensionato

  • – della redazione Norme

La proroga di un contratto di lavoro oltre l’età normale di pensionamento può essere limitata nel tempo. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia Ue indicando che “il dipendente non può far valere che si tratta di un ricorso abusivo a contratti a tempo determinato”.

Il caso ha origine nella vicenda di un dipendente del Municipio di Brema, in Germania, Hubertus John, docente a contratto, che all'avvicinarsi all'età normale di pensionamento, ha chiesto di poter continuare a lavorare oltre a tale termine.

La città ha accettato di prorogare il suo contratto fino alla fine dell'anno scolastico 2014/2015. In seguito, il Municipio ha respinto un'ulteriore domanda di proroga fino al termine del primo semestre dell'anno scolastico 2015/2016.

Ritenendo che la durata determinata della proroga accordatagli fosse contraria al diritto dell'Unione, il docente ha intentato una causa.

Investito della controversia, il Tribunale superiore del lavoro del Land ha rilevato che la normativa tedesca in vigore consente alle parti del contratto di lavoro, secondo certe modalità, di differire la data di cessazione del contratto per il solo fatto che il lavoratore, con il raggiungimento dell'età normale di pensionamento, ha diritto ad una pensione di vecchiaia.

In ogni caso ha chiesto alla Corte di giustizia se una tale normativa fosse compatibile con il divieto di discriminazione fondata sull'età e con l'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato (accordo inteso a evitare il ricorso abusivo a una successione di contratti a tempo determinato).

Oggi la Corte indica che il divieto di discriminazione fondata sull'età non impedisce una una disposizione nazionale come quella tedesca, che subordina il differimento della data di cessazione di attività dei lavoratori che hanno raggiunto l'età di pensionamento prevista dalla legge “al consenso accordato dal datore di lavoro per un periodo determinato”.

Secondo la Corte, la normativa in questione non sfavorisce i soggetti che abbiano raggiunto l'età pensionabile rispetto a quelli che non l'hanno ancora raggiunta e costituisce una deroga al principio della cessazione automatica del rapporto di lavoro quando il lavoratore abbia raggiunto l'età normale di pensionamento. E consente di differire la data di cessazione del rapporto di lavoro a più riprese, senza condizioni né limiti di tempo. La prosecuzione del rapporto di lavoro, in ogni caso, non può avvenire senza accordo tra le due parti contrattuali.

Per quanto concerne l'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato, la Corte dubita che la proroga in questione possa essere considerata un utilizzo di una successione di contratti a tempo determinato, che potrebbe configurarsi come un semplice rinvio contrattuale dell'età di pensionamento inizialmente concordata. In ogni caso, non risulta da alcun elemento che la normativa controversa possa favorire il ripetuto ricorso a contratti a tempo determinato o costituisca una potenziale fonte di abusi a danno dei lavoratori.

Dunque, non c'è motivo di ritenere che i limiti di età corrispondenti all'età normale di pensionamento comportino sistematicamente una precarizzazione della situazione dei lavoratori interessati, se questi beneficiano di una pensione a importo pieno e, in particolare, se il datore di lavoro è autorizzato a procedere ad un rinnovo del contratto di lavoro di cui trattasi.

Nell'ipotesi in cui il Tribuna di Brema concludesse nel senso che la proroga al docente va considerata un utilizzo di una successione di contratti a tempo determinato, la Corte stabilisce che “l'accordo quadro sul lavoro a tempo determinato non osta a una disposizione nazionale come quella in questione, che permette alle parti del contratto di lavoro di differire senza limiti di tempo, di comune accordo ed eventualmente anche più volte, la data di cessazione del contratto per il solo fatto che il lavoratore, con il raggiungimento dell'età normale di pensionamento, ha diritto alla pensione di vecchiaia”.

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