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Via, esame postumo a titolo di regolarizzazione

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Via, esame postumo a titolo di regolarizzazione

  • – della redazione Norme

Nel 2012, in applicazione di una legge regionale all'epoca vigente (n. 3/2012), la Regione Marche ha autorizzato un'Azienda agricola ad ampliare un impianto di produzione di energia elettrica a partire da biogas, con potenziale termico inferiore a 1 MW, nel Comune di Castelbellino (Ancona), senza una previa valutazione d'impatto ambientale (Via).

Il Comune interessato ha presentato un ricorso davanti al Tar Marche per ottenere l'annullamento di detta autorizzazione, evidenziando come la norma regionale applicata fosse contraria alla direttiva Via.

Nel 2015, il Tar, accogliendo l'argomento del Comune, ha annullato l'autorizzazione sulla base della sentenza della Corte Costituzionale del 2013 (n. 93/13) che aveva effettivamente dichiarato l'incostituzionalità della suddetta norma regionale.

Dopo l'intervento della Corte Costituzionale, i limiti di esenzione dall'obbligo di valutazione di impatto ambientale sono stati fissati a livello nazionale dal Dm 30 marzo 2015.

A seguito della sentenza del Tar, l'Azienda agricola proprietaria dell'impianto a biogas, che nel frattempo era stato ampliato, ha chiesto alla Regione Marche di accertare “ex post” la non necessità della valutazione di impatto ambientale, alla luce del citato decreto del 30 marzo 2015.

La Regione, dopo avere effettuato i necessari controlli, ha accolto la richiesta, confermando la non necessità della Via per l'impianto ormai già costruito e richiamando l'autorizzazione del 2012.

Il Comune di Castelbellino ha allora presentato un nuovo ricorso al Tar Marche, sostenendo l'impossibilità, sulla base del diritto dell'Unione, di effettuare le verifiche volte a stabilire la necessità o meno di una Via successivamente alla realizzazione e alla messa in funzione dell'impianto oggetto di valutazione.

Il Tar Marche ha sollevato in tal senso una questione pregiudiziale davanti alla Corte di giustizia.

Con la sentenza odierna, la Corte ha ampiamente richiamato la propria sentenza del 26 luglio 2017 nelle analoghe cause riunite C-196/16 e C-197/16, Comune di Corridonia e a. (nelle quali, però, una Via era stata ritenuta necessaria), rilevando come l'obiettivo della valutazione dell'impatto ambientale consiste nell'evitare fin dall'inizio inquinamenti e altre perturbazioni dell'ambiente piuttosto che nel combatterne successivamente gli effetti. L'esame preliminare sulla necessità o meno di una Via, quindi, deve essere effettuato, come d'altronde la stessa Via, prima della realizzazione dell'opera. Di conseguenza, un simile esame non effettuato anteriormente alla costruzione del manufatto costituisce un'omissione illegittima.

La Corte evidenzia che, sebbene il diritto dell'Unione non preveda espressamente delle conseguenze per detta illegittima omissione, deve tuttavia ritenersi che, in virtù del principio di leale cooperazione, gli Stati membri abbiano l'obbligo di adottare tutte le misure necessarie ad eliminare le conseguenze illecite dell'omissione.

Tra queste misure, vi può anche essere un esame “postumo” sulla necessità o meno di una Via, a titolo di regolarizzazione, purché:
-la regolarizzazione in tempi successivi non sia un modo per eludere gli obblighi derivanti dal diritto dell'Unione (e quindi non costituisca un abuso);
-l'esame sulla necessità della Via effettuato in via successiva, a titolo di regolarizzazione di un'omissione illegittima, tenga in considerazione anche il concreto impatto ambientale eventualmente già verificatosi per effetto della costruzione.

Questo esame “postumo” potrebbe anche, in ipotesi, condurre l'Amministrazione a concludere che non vi è bisogno di Via sulla base delle norme nazionali in vigore, purché le stesse siano compatibili con la direttiva.

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