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Abuso di contratti a termine nella Pa: prova della perdita di chance…

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Lavoro

Abuso di contratti a termine nella Pa: prova della perdita di chance supportata da presunzioni

(Fotogramma)
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In caso di ricorso abusivo a più contratti a tempo determinato nel pubblico impiego il giudice italiano dovrà alleggerire con l’utilizzo di presunzioni l’onere probatorio a carico del lavoratore da risarcire per la perdita di altre chances lavorative; oltre a ciò il magistrato dovrà tenere conto anche del sistema sanzionatorio previsto nei confronti del dirigente pubblico responsabile del ricorso stesso.

L’invito è stato formulato dalla Corte di giustizia dell’Unione europea, a cui si era rivolto il Tribunale di Trapani (causa C-494/16) nell’ambito di una vicenda relativa a una serie consecutiva di contratti a termine nel settore pubblico, che aveva visto coinvolta una lavoratrice assunta dal Comune di Valderice. Dopo una successione di contratti a tempo determinato per un periodo superiore a 36 mesi, la donna si era rivolta ai giudici chiedendo sia il risarcimento del danno, sia la stabilizzazione del rapporto di lavoro.

Premesso che nell’ordinamento italiano solo nel privato è prevista la trasformazione automatica del contratto a termine in caso di abuso, mentre nel pubblico – a cui si può accedere esclusivamente per concorso - viene riconosciuto solo un risarcimento monetario, e ricordato che le Sezioni Unite della Cassazione (sentenza 5072/16) per garantire uguaglianza di trattamento fra i due settori hanno previsto a favore del pubblico dipendente - oltre a un’indennità forfettaria tra 2,5 e 12 mensilità da attribuire senza obbligo di prova – anche un risarcimento per la perdita di chances favorevoli, ma con prova a carico del ricorrente, il Tribunale siciliano aveva chiesto alla Corte Ue se in quest’ultimo caso la normativa italiana rispettasse i principi di equivalenza e di effettività stabiliti dal diritto comunitario.

Nella sentenza di oggi la Corte Ue ribadisce che gli Stati membri sono liberi di prevedere per l’abuso di contratti a termine conseguenze diversi nel pubblico e nel privato, e che in questo contesto non può essere invocato il principio di equivalenza, il quale nel diritto comunitario significa solo che le persone le quali fanno valere diritti scaturenti da norme Ue non devono essere sfavorite rispetto a quelle che fanno valere analoghi diritti scaturenti sa norme puramente nazionali.

Secondo i giudici europei, inoltre, la normativa italiana non viola neppure il principio di effettività: la sentenza delle Sezioni Unite, infatti, fornisce una lettura della stessa tale da non rendere praticamente impossibile o eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti conferiti ai privati dalla Ue. Sarà, infatti, compito del giudice italiano “alleggerire” con l’uso di presunzioni l’onere probatorio del lavoratore in relazione alla perdita di altre chances lavorative.

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