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Niente presentazione alla Pg se l’ultras fa il «buono» per un…

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Misure cautelari

Niente presentazione alla Pg se l’ultras fa il «buono» per un anno

Va annullato il provvedimento con il quale il Tribunale dispone l’obbligo di presentazione quotidiana alla Polizia giudiziaria per gli ultras della juventus accusati di violenza privata, se da oltre un anno non commettono alcun illecito. La Corte di cassazione, con la sentenza 10510, annulla la misura cautelare imposta ad un gruppo di ultras bianconeri che, in occasione della commemorazione dei tifosi morti allo stadio “Heysel”, si erano lasciati andare ad una rissa con gli avventori di una vineria, con tanto di lancio di bicchieri e insulti, in realtà reciproci. I giudici escludono in prima battuta il reato di violenza privata, perché la scorribanda non aveva l’obiettivo di costringere gli “avversari” a subire o tollerare qualcosa che non fosse la violenza in sè. I giudici chiariscono a questo proposito la differenza ad esempio con il reato di danneggiamento, pure ipotizzabile. Sgombrato il campo dalla possibilità di contestare la violenza privata, la Suprema corte nega anche la necessità di sottoporre i tifosi all’obbligo di presentarsi tutti i giorni alla Pg e lo fa ricordando le condizioni previste dalla legge 47/2015 per ritenere attuale il pericolo concreto di reiterazione del reato. Alla luce della norma non è più sufficiente ipotizzare che la persona sottoposta ad indagini o imputata continuerà a delinquere se si presenterà l’occasione, ma è necessario supporre anche la certezza o l’elevata probabilità che l’occasione del delitto si verificherà. Nel caso esaminato, la «verosimilianza di una nuova occasione criminogena è in re ipsa - si legge nella sentenza - visto che ad un gruppo di ultras non sono certo mancate le possibilità (con cadenza praticamente settimanale) di tornare a delinquere, nel corso di oltre un anno». Tuttavia anche se l’occasione fa l’uomo “ladro”, gli ultras in questione non si sono macchiati di altre “malefatte” . Nè si può ritenere che la possibilità di intemperanze sia stata scongiurata da un daspo che ai giudici non risulta sia stato applicato. Ma anche ammettendo che agli indagati fossero stati preclusi gli stadi certamente non gli era stato impedito di andare in pieno centro, dove erano avvenute le condotte contestate.

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