Norme & Tributi

Cartelle di pagamento via Pec? Il costo è uguale, risparmia il…

  • Abbonati
  • Accedi
RISCOSSIONE

Cartelle di pagamento via Pec? Il costo è uguale, risparmia il Fisco

Abbandonare la corrispondenza cartacea e scegliere di ricevere via internet le comunicazioni bancarie o le bollette di luce e gas equivale (di solito) a ridurre i costi di spedizione. Peccato che per il Fisco questa regola non valga. Il ricorso sempre più ampio alla Pec per la notifica delle cartelle di pagamento, da parte prima di Equitalia e ora dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, non ha infatti portato alcun beneficio ai contribuenti che si vedono addebitati sempre gli stessi costi: la tariffa fissa resta 5,88 euro sia che la notifica arrivi via Pec o attraverso il tradizionale sistema postale.

È la legge che prevede questo pagamento (Dlgs 112/1999), l’importo è fissato per decreto e non esistono norme che stabiliscano “sconti” in caso di spedizioni via Pec; del resto - dicono dalle Entrate - il diritto di notifica copre l’intera attività. Resta però il fatto che anche se il costo della singola notifica (fermo tra l’altro dal 2007) non è eccessivo, a livello complessivo, genera comunque un “guadagno” di cui beneficia però solo l’agente della riscossione.

Stime precise non ce ne sono, ma Equitalia nel bilancio 2016 - anno in cui è scattato l’obbligo di ricorso alla Pec per imprese e professionisti - spiega che il risparmio di 14,5 milioni di euro ottenuto dalla diminuzione del 15% delle spedizioni postali è stato «conseguito anche grazie al maggior ricorso alla Pec». E, nei primi sei mesi del 2017, il risparmio dovuto alla riduzione del 43% dei volumi postali è stato di ben 18,6 milioni di euro.

La discesa dei costi non è solo merito dell’allargamento della Pec: dipende, infatti, anche dal numero di posizioni affidate dagli enti creditori e dall’andamento dell’attività di recupero su cui incidono le normative di settore come, ad esempio, quelle sulla definizione agevolata che ne ha provocato la sospensione. Ma il forte aumento del numero di notifiche effettuate tramite posta elettronica (cresciute del 58,8% nel 2016 e del 60% nei primi sei mesi del 2017) ha giocato comunque un ruolo significativo.

Le notifiche via Pec
L’utilizzo e la diffusione delle nuove tecnologie nei processi di notificazione degli atti amministrativi, in particolare di quelli tributari, punta a rendere i procedimenti non solo più efficienti, ma anche più economici.

Dopo un periodo sperimentale, partito nel 2013, è stato il Dlgs 159/2015 ad allargare il perimetro di applicazione della Pec che, dal primo giugno 2016, è diventata lo strumento obbligatorio ed esclusivo per la notifica degli atti di riscossione destinati alle imprese individuali o costituite in forma societaria e ai professionisti iscritti in albi ed elenchi. Per i privati invece l’utilizzo della Pec scatta solo su esplicita richiesta del cittadino.

Già nel 2013, la partenza sperimentale (337.530 invii) limitata alle imprese di quattro Regioni (Molise, Toscana, Lombardia e Campania) aveva dato i sui frutti: già il bilancio di quell’anno spiegava la riduzione delle spese postali non solo con l’andamento della gestione operativa, ma anche con i «minori costi per stampa e elaborazione dati, per effetto del sempre maggiore utilizzo della notifica a mezzo Pec».

L’esplosione della posta certificata avviene però nel 2016, con l’obbligatorietà, dal primo giugno, dell’invio a imprese e professionisti. Anche perché fino a due anni fa le notifiche via Pec non andate a buon fine venivano poi spedite con la posta tradizionale. In un anno (dati bilancio 2016) il ricorso alla Pec è salitole infatti del 58,8%, passando da 3,4 a 5,4 milioni tentativi di notifica. L’incremento è proseguito nel 2017: nel primo semestre la posta certificata è stata usata per 3,2 milioni di invii, contro i 2 milioni dello stesso periodo del 2016.

I costi
Tutte le cartelle di pagamento contengono, oltre all’indicazione dei tributi da pagare, anche una voce fissa posta a carico del contribuente. Il diritto di notifica, spiega l’agenzia delle Entrate-Riscossione, remunera l’intera attività di notifica e non solo la “postalizzazione”. A prevederlo è stato il Dlgs 112/1999 che indicò la cifra di seimila lire e ne rimandò l’aggiornamento a successivi decreti ministeriali. L’importo attuale di 5,88 euro è stato fissato nel 2007 dal Dm del 13 giugno. Il diritto di notifica riguarda solo le cartelle e non altri atti come avvisi di intimazione e solleciti di pagamento.

© Riproduzione riservata